La ministra eversiva – Il Fatto Quotidiano

Ci mancava giusto il partito No Tax, ma ora ce l’abbiamo. Lo annunciano festose alla Leopolda le due punte di diamante di ciò che resta del renzismo: la cosiddetta ministra Teresa Bellanova e l’ex-tutto Maria Elena Boschi. La seconda accusa il Pd di essere “il partito delle tasse”, come se ci fosse qualcosa di male. La prima chiosa: “Il Pd partito delle tasse? Non lo so, io dico che Italia Viva è no tasse”. Si potrebbe domandarle da dove arrivi il budget del suo ministero. O come pensa che si finanzino le strade che percorre sull’autoblu, gli ospedali dove si cura, gli agenti della scorta, le scuole dove ha studiato suo figlio. O chi crede che le paghi lo stipendio di parlamentare e ministra, se non i contribuenti onesti che, diversamente da lei e dal suo partito, non vogliono o non possono essere “no tasse”. Ma soprattutto su quale Costituzione abbia giurato il mese scorso: non certo quella della Repubblica italiana, che all’art. 53 recita “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. La Dc e gli alleati mettevano tasse, poi condonavano chi non le pagava, e così centrodestra e centrosinistra, per tenersi stretti i voti degli evasori.

B. alzò l’asticella della vergogna, rivendicando e proclamando il diritto, addirittura “naturale” o “morale”, di evadere le tasse troppo alte (non per sé, naturalmente: per chi le paga). Ma neppure lui si era mai sognato di dirsi “no tasse” tout court: lo faceva capire, ma persino lui sapeva che esplicitarlo significa porsi al di fuori della Costituzione. In piena eversione. Oggi siamo pronti all’ultimo salto, con una ministra in carica e un partito di maggioranza dichiaratamente eversivi: perchè non si limitano a contestare l’aumento delle tasse e la lotta all’evasione, ma addirittura le imposte in sé. Facendo sentire ancor più fesso chi le paga e ancor più impunito chi non le paga. Il premier Conte ha già le sue belle rogne, fra i renziani che disfano di giorno ciò che approvano di notte in Cdm, il Pd che traccheggia sul carcere agli evasori previsto dal programma di governo sottoscritto un mese fa, e i 5Stelle che si scordano gli inni all’”onestà” per attaccare i limiti al contante. Ma dovrebbe trovare il tempo di riunirli attorno a un tavolo e precisare che le tasse sono un dovere civico per tutti (“una cosa bellissima”, le definì Tommaso Padoa Schioppa), dunque non possono esistere partiti o ministri “no tasse” che ne accusano altri di essere “sì tasse”. I “no tasse”, se stanno al governo, sono più pericolosi dei brigatisti. Quindi la Bellanova deve dimettersi seduta stante: non per come veste o per quanto pesa, ma per quello che pensa e che dice.

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