Il caso Mattei – Il Fatto Quotidiano

Fra le analogie che accomunano i due Mattei, ce n’è una che li accomuna a B.: ne hanno fatte troppe perché la gente se le ricordi tutte. E, visto che è impossibile ricordarle tutte, non ne ricorda nemmeno una, aiutata dai giornaloni che han ripreso a pompare il Cazzaro Verde e il Cazzaro Rosa come salvatori della patria. Due casi esemplari. Partiamo dal Matteo minor. A parte le mirabolanti imprese degli specchiati genitori e le visite alla Leopolda di gentiluomini tipo Lele Mora, dovrebbe dire qualcosina sull’Air Force Renzi. Che marcisce in un hangar dopo che Etihad l’aveva comprato dalla società-fantasma Uthl per 6 milioni e l’Alitalia l’aveva preso in leasing per ben 168 (spendendo, per affittarlo, 26 volte il prezzo d’acquisto). Ecco: Renzi può spiegare i dettagli di quell’affarone, capolavoro ineguagliabile di buona amministrazione? E qualcuno dei suoi fortunati intervistatori glielo può gentilmente domandare?

E ora il Matteo maior. L’altro giorno finisce a Regina Coeli il celebre Casimiro Lieto, autore della Isoardi, il cui allora fidanzato Salvini lo voleva addirittura direttore di Rai1: è accusato di corruzione giudiziaria per aver promesso un posto di lavoro al figlio del giudice che doveva aggiustargli la sentenza su un accertamento fiscale di 230 mila euro. La storia fa il paio con quella di Siri, Arata e Savoini. Il primo è indagato per corruzione da parte del secondo. Il secondo lo è pure in quanto socio occulto di Nicastri (appena condannato a 9 anni per mafia per i suoi legami con Messina Denaro). Il terzo lo è per corruzione internazionale per la mazzettona da 65 milioni di dollari chiesta all’hotel Metropol di Mosca. Grazie a Salvini, Siri era sottosegretario ai Trasporti; Arata doveva diventare presidente dell’authority dell’energia e il figlio stava a Palazzo Chigi accanto a Giorgetti; Savoini era membro ufficiale della delegazione di Salvini nel bilaterale di un anno fa con l’omologo ministro dell’Interno russo. Ora, il Cazzaro Verde è perseguitato dalla sfiga o non riesce proprio a nominare una persona perbene? E, visto che ogni giorno rilascia due o tre interviste, cosa impedisce ai valorosi colleghi di domandargli di questo suo fiuto da rabdomante nel selezionare sempre il peggio? I due Mattei intimano quotidianamente alla Raggi, pericolosa incensurata, di dimettersi da sindaca di Roma (ieri il trust di cervelli Gasparri-Schifani strillava contro Rai1 che osa financo intervistarla senza chiedere il permesso). E lasciano intendere di avere pronto il salvatore della Capitale. Che, visti i precedenti dei due Mattei, potrebbe presto rimpiangere i Lanzichenecchi.

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