Zimbabwe, Italia – Il Fatto Quotidiano

Dieci anni fa il premier B. stalkerava il suo uomo all’Agcom, Giancarlo Innocenzi, perché trasformasse l’Autorità garante delle comunicazioni in un Tribunale Politico della Verità (la sua) e multasse la Rai per Annozero di Santoro, Ballarò di Floris e Parla con me della Dandini fino a provocarne la chiusura. Non sapeva che Innocenzi era indagato e intercettato a Trani. Così, il 14 novembre 2009, fu sentito ordinare a “Inox”: “Bisogna concertare che l’azione vostra consenta… sia da stimolo alla Rai per dire ‘chiudiamo tutto’, ma non solo su Santoro: aprite il fuoco su tutte le trasmissioni di questo tipo”. L’Agcom, non avendo quel potere, non si mosse. E persino Mauro Masi, dg berlusconiano della Rai, definì le pretese censorie del premier sui contenuti dei programmi giornalistici “roba che nemmeno nello Zimbabwe”. Il Pd, ovviamente, reagì sdegnato. Ma ora, tramite la stessa Agcom, peraltro scaduta da mesi e in prorogatio in attesa delle nomine, è riuscito là dove B. aveva fallito: una diffida e una multa da 1,5 milioni alla Rai per una serie di vere e/o presunte violazioni di par condicio, contraddittorio, imparzialità, correttezza, completezza ecc. Con 36 pagine di motivazioni che, se non si offendesse il simpatico Stato africano, definiremmo serenamente “roba da Zimbabwe”. O da Minculpop. Infatti l’unico commissario serio, il professor Mario Morcellini, s’è rifiutato di votarle.

Tantopiù che la sanzione arriva proprio mentre il Pd&Renzi, una volta tanto uniti, tentano di riprendersi la Rai sloggiando il dg troppo indipendente Fabrizio Salini e liberando un tg per Mario Orfeo, uomo per tutti i gusti e le stagioni. Ergo l’autoproclamato Tribunale Politico della Verità picchia duro sul Tg2 per cacciarne il salviniano Gennaro Sangiuliano. Poi, per non farsene troppo accorgere, dà una sberla anche a Bianca Berlinguer e a Gad Lerner, senza dimenticare La vita in diretta, Realiti di Enrico Lucci e persino il festival di Sanremo (con la ridicola accusa di “scorretta rappresentazione dell’immagine femminile”, proprio nell’edizione del monologo di Rula). Gli improbabili inquisitori – il presidente bocconian-montiano Angelo Marcello Cardani e i commissari Antonio Martusciello (ex manager Publitalia, deputato FI e sottosegretario di B.), Antonio Nicita (descritto dai biografi come “vicino a Orfini”, e ho detto tutto) e Francesco Posteraro (ex vicesegretario della Camera e soprattutto amico di Casini) – frullano in un gran calderone le vere violazioni della par condicio su cui hanno competenza e le insindacabili scelte giornalistiche che non li riguardano neppure di striscio.

L’Agcom deve misurare gli spazi riservati ai partiti in campagna elettorale e sanzionare gli eventuali squilibri. Infatti depreca la “costante, reiterata e sistematica sotto-rappresentazione della prima forza politica in Parlamento, il M5S”, cui i tre tg dedicano un “tempo di parola” inferiore a quello della seconda (Pd) e della terza (Lega). Poi però s’impiccia nei contenuti di tg e programmi, abusando del suo potere con veline da Minculpop. L’apoteosi è il capitolo dedicato al servizio di Manuela Moreno del Tg2, un anno fa, sui quartieri-ghetto svedesi, dove l’integrazione dei migranti è fallita, la polizia non mette piede e gli islamisti impongono la legge coranica (a proposito di “scorretta rappresentazione del ruolo della donna”). Un caso mondiale, trattato non solo dal Tg2 (con tre servizi che davano la parola anche a un imam), ma pure da Bbc, Cnn, Fatto, Stampa, Repubblica, Corriere, Messaggero, Foglio e Piazzapulita. Secondo i Torquemada de noantri, il Tg2 non doveva occuparsene per “l’imminente appuntamento elettorale europeo”; perché “l’Ambasciata di Svezia” ha protestato (cioè l’oste ha garantito che il vino è buono); e perché “il tema dell’integrazione e delle relative politiche costituiva uno dei principali argomenti di confronto politico” (quindi, per dire, non si parla di mafia nigeriana, sennò qualcuno potrebbe pensare che esistano dei delinquenti anche fra gli immigrati). Altra multa al Tg2 perché il direttore fa “editoriali univoci, nel senso letterale di rappresentare un’unica voce” (la sua: ora l’Agcom spiegherà a Scalfari e Feltri che i loro editoriali devono rappresentare anche le voci di Molinari e Travaglio, e viceversa). E osa financo intervistare Bannon (come tutte le testate del mondo) e parlar male di Macron, notoriamente infallibile. Meravigliosa la censura alla Berlinguer perché, a Carta bianca, Mauro Corona invitò a levare i risparmi dalle banche e nasconderli “sotto il materasso” e lei non organizzò su due piedi il “contraddittorio con un opinionista” pro banche. Strepitosa la critica a Lerner che, a L’approdo su Rai3, mostrò “le torture nelle carceri libiche” e ospitò critiche a Gentiloni e Minniti per l’accordo con Sarraj, ma senza “garantire la possibilità di replica e di contraddittorio dei diretti interessati” (i torturatori? A quando il contraddittorio di Bagarella nei programmi sulla mafia?).
Pare uno scherzo, invece è tutto vero. Ma nessuno si scandalizza, perché il bersaglio principale è il Tg2 “sovranista”. I lettori sanno quanta simpatia nutriamo per Salvini&C.. Ma la libertà di stampa vale per tutti, anzitutto per le minoranze. Chi fosse tentato di dire: vabbè, tanto l’unico che salta è Sangiuliano, si ricordi la frase del pastore Niemöller citata da Brecht: “Prima vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi davano fastidio. Poi vennero a prendere i comunisti, e io zitto, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

Sorgente: Zimbabwe, Italia – Il Fatto Quotidiano


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