Il ritorno dello Gedi – Il Fatto Quotidiano

E niente, non si riesce a starle dietro. A Repubblica, intendo. Prima dell’epidemia era tutta intenta a procurare un’“anima” al governo Conte2, dopo aver fatto di tutto per regalare a Salvini le agognate elezioni (“Voto subito, ma c’è chi dice no”). L’anima fu poi rintracciata in due leggi imprescindibili e urgentissime: lo Ius soli-culturae per dare la cittadinanza italiana ai figli dei migranti che ormai, perlopiù, non vengono in Italia per restarci, ma per proseguire verso il centro e il nord Europa; e l’abolizione dei decreti Sicurezza che, essendo espressamente esclusa dal programma di governo, vedrà la luce quando Potere al Popolo supererà il 50% dei voti e Propaganda Live il 50% di share. Ora, sospese le ricerche dell’anima causa maltempo e contagio, gli animosi animisti trascorrono il tempo a fare i piromani nei giorni dispari (“I viaggi dell’inglese ‘superuntore’. Si chiama Steve Walsh”, “Paralisi da virus”, “Mezza Italia in quarantena”, “Italia? No grazie”) e i pompieri in quelli pari (“Riapriamo Milano”, “Contagi, la prima frenata”). Ma sempre sorretti da un’incrollabile convinzione, peraltro condivisa da tutto il gruppo Gedi degli Elkann-Agnelli con Stampa, Secolo XIX ed Espresso, oltre a Renzi e Salvini: Conte sbaglia sempre, che faccia A o il contrario di A (il famoso “trattamento Raggi”).

I loro virologi da divano lo ripetono in tutti gli editoriali e i talk show, scuotendo il capino con la faccetta malmostosa da refrain bartaliano “tutto sbagliato, tutto da rifare” (come, non sta a loro dirlo). L’altro giorno ci era parso di aver capito che fosse stato il premier a diffondere il panico (e forse anche il coronavirus) perché parlava troppo, a cominciare dalla domenica del primo decreto, quando lo illustrò in ben 16 programmi tv e così – Giannini dixit – diede “fuoco alle polveri”, con l’aggravante del “passaggio dalla pochette al maglione” (solo Marchionne poteva). Ora invece scopriamo dallo stesso giornale, a firma del direttore Verdelli, che parla troppo poco: “Qualcuno dovrà parlare al Paese, prima o poi”. E in forma “solenne”, con “un messaggio a reti unificate, e siti, e radio”. E chi dovrà? “Il presidente della Repubblica o il presidente del Consiglio”. Ohibò, ma se affacciarsi ai talk era già “fuoco alle polveri”, le reti unificate non appiccheranno incendi tipo Amazzonia? E poi come dovrebbe vestirsi Conte per far contenti i maestri Gedi della Repubblica Galattica? In giacca, per farsi perculare sulla presenza o l’assenza di pochette? O in maglione, per farsi perculare sulla mancanza di giacca e pochette? Noi ci regoleremmo come Bertoldo: quando il re gli ordinò di presentarsi “né nudo né vestito”, indossò una rete da pesca.

Sorgente: Il ritorno dello Gedi – Il Fatto Quotidiano


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