Bisogna essere in due – Il Fatto Quotidiano

Concordo in parte sulla diagnosi di Gad e in pieno sulla cura. Purtroppo l’avanzata della Lega era in parte inevitabile e in parte voluta. Inevitabile perché Salvini occupa lo spazio un tempo presidiato da B. e, se cala, i voti vanno alla Meloni. Voluta per il calcolo cinico e miope dell’Innominabile che nel 2018 rifiutò il governo con Di Maio per gettarlo fra le braccia di Salvini, uccidere i 5Stelle e poi presentarsi come il salvatore della patria dai barbari populisti. Poi si sa com’è finito. Sotto il governo giallo-verde, più che l’egemonia culturale della Lega (che di culturale ha ben poco), ha pesato l’abilità manovriera e mediatica del partito più vecchio guidato dal leader più vecchio, opposta all’inesperienza dei 5Stelle. Il resto l’ha fatto il gioco sporco del Partito degli Affari che, rimasto senza padrini politici, ha usato i suoi media per esaltare e gonfiare Salvini, sia quando lo blandiva sia quando fingeva di attaccarlo, nella certezza che con lui ci si accorda per un piatto di lenticchie. Il dato interessante delle Europee 2019 è che i 5Stelle hanno dimezzato i voti in un anno, ma senza cederne se non pochissimi a destra e a sinistra: 4 milioni di italiani che li avevano votati alle Politiche si sono astenuti e messi in pausa, in sonno. In attesa di cosa? Non di una loro svolta a sinistra o a destra, ma di una nuova identità che s’impone dopo due governi così diversi, la metamorfosi al seguito di Conte e i successi ottenuti (Reddito di cittadinanza, dl Dignità, anti-corruzione, blocca-prescrizione, voto di scambio, taglio dei parlamentari…), ma che il M5S ha sempre rinviato, preso dagli impegni di governo e dalle beghe interne. Una delle lezioni che ha imparato governando è che non tutto è bianco o nero.

Sui migranti la scelta non è tra accogliere tutti o respingere tutti strillando ai negher (penso che le politiche di Minniti, peraltro rimaste a metà, fossero una buona mediazione); sullo Ius soli/culturae ci sono opzioni più rigide dell’automatismo fra scuola elementare in Italia e cittadinanza. Su altri fronti, invece, la mediazione è un pateracchio: i vitalizi, il taglio dei parlamentari, le concessioni ai Benetton sono questioni “prendere o lasciare”. Ma è vero che, anziché rinviare sine die, i 5Stelle dovrebbero avanzare proposte alternative a quelle (se esistono) del centrosinistra su Sicurezza e Ius soli/culturae, dopodiché spetterà al premier Conte trovare la sintesi. Ed è incomprensibile la loro afasia su temi fondativi come ambiente, beni comuni, controlli e analisi costi-benefici sulle grandi opere.
Ora le elezioni in sei Regioni sono alle porte e giustamente Zingaretti trova ridicolo che gli alleati a Roma siano nemici in Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Puglia, Campania. Allearsi dappertutto è impossibile, ma provarci dove si può è doveroso. In Campania l’unica cosa ridicola sarebbe se i 5Stelle appoggiassero De Luca. In Toscana il renziano Giani, subìto dal Pd, è indigeribile per gli elettori 5S. In Veneto nulla può insidiare Zaia, anche se il civico Lorenzoni potrebbe aprire un dialogo. In Liguria s’è reso disponibile Ferruccio Sansa, nostro bravo inviato: nessun sospetto di conflitto d’interessi (che semmai è tenercelo stretto) può impedirci di definirlo persona cristallina, competente, ambientalista e progressista; e nessuno può appiccicargli etichette di partito, avendo sempre criticato M5S, Pd e Iv quando pensava lo meritassero. Figure come la sua possono dare un’identità alla coalizione giallorosa a livello locale.
Nelle Marche e in Puglia il Pd ha due buoni candidati (Mangialardi ed Emiliano) e i 5Stelle, non avendo chance di vittoria, dovrebbero porsi il problema di aiutarli alle proprie condizioni: imponendo pochi punti programmatici di discontinuità. Così rafforzerebbero il governo Conte e renderebbero vieppiù irrilevante Iv, che sabota Emiliano non per i suoi difetti, ma per i suoi pregi (troppo legalitario e green, dunque “grillino”). Per farlo, dovrebbero cambiare lo statuto. E il Pd fornire loro un buon motivo per farlo, con generosità e pragmatismo: chiudendo la lunga guerra a due sindache perbene come Raggi e Appendino. Se correre divisi alle Regionali è ridicolo, non lo è pure farlo alle Comunali 2021? A Torino e Roma non s’intravedono eredi di Cavour e De Gasperi in corsa col centrosinistra. Un segnale che abbatta il tabù Raggi-Appendino potrebbe servire già per le Regionali. Ma il tempo è pochissimo.

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