Che ci azzecca Moretti? – Il Fatto Quotidiano

Paolo Mieli, sul Corriere, equipara il “va’ a cagare” di Roberto Saviano contro il Pd di Zingaretti al famoso “Con questi dirigenti non vinceremo mai” urlato da Nanni Moretti nel 2002 in piazza Navona contro il centrosinistra di Fassino e Rutelli. E liquida i due j’accuse come due fiammate del “fuoco amico” che segna da sempre i rapporti fra gl’intellettuali di sinistra, incapaci di “concepire cosa sia un compromesso di governo”, e i partiti di sinistra. Ma le due invettive non potrebbero essere più opposte: lucida e lungimirante quella, demenziale e sgangherata questa.

Nel 2002, quando urlò Moretti, B. era tornato al governo da un anno grazie al fallimento dell’Ulivo, segato alle radici da Bertinotti e D’Alema nel ’98 col rovesciamento di Prodi: ed è contro quella “burocratija” incapace di stare unita e di combattere il berlusconismo a viso aperto che tuonò il regista. Oggi il Pd governa con M5S, LeU e persino Iv, avendo approfittato dell’harahiri di Salvini per sgonfiarlo e metterlo all’angolo governando benino: ed è contro questa alleanza che tuona lo scrittore. Moretti rimproverava al centrosinistra di non sapersi mettere insieme contro la destra illiberale e pericolosa, spianandole la strada del potere; Saviano lo rimprovera di essersi messi insieme contro la destra illiberale e pericolosa, sbarrandole la strada del potere. Moretti elogiava il buon compromesso: “Io non riesco a parlare con Rifondazione, con Bertinotti proprio non ce la faccio, ma loro sì, loro ci devono parlare, è il loro mestiere!”. Saviano piccona il buon compromesso M5S-Pd che ha dato vita al governo Conte, bestia nera di Salvini&Meloni, ma anche sua e di tutta la “Sinistra per Salvini (a sua insaputa)”. É un suo diritto: gli intellettuali sono liberi. Ma dovrebbero anche essere coerenti, o almeno logici: se Saviano se la tira da anti-Salvini dovrebbe spiegare, o almeno domandarsi, come mai ha lo stesso nemico di Salvini. E anche, come faceva Moretti, indicare un’alternativa al centrodestra e all’alleanza M5S-centrosinistra. Un’alleanza nata su un compromesso, certo: un compromesso per giunta sbilanciato sul M5S, che alle elezioni ha preso il doppio dei voti e dei seggi del Pd. Un compromesso che prevede il taglio dei parlamentari, la legge proporzionale e non lo smantellamento dei dl Sicurezza, ma il loro adeguamento alle osservazioni di Mattarella. Se, caduto Conte, fosse pronta una maggioranza col programma di Saviano, questi avrebbe ragione da vendere a invocare la caduta di Conte e il divorzio fra Pd e 5Stelle. Ma siccome non esiste se non nella sua testa confusa, Roberto deve rassegnarsi: oggi chi non vuole Conte vuole Salvini. E si candida a diventare il Bertinotti del terzo millennio.

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