Reddito di demenza – Il Fatto Quotidiano

Gli storici chiamati fra cent’anni a raccontare l’Italia del 2020 si arrenderanno subito, in preda a terribili emicranie, e cederanno il passo agli psichiatri. Solo un esperto in patologie mentali potrà tentare di spiegare il dibattito pubblico del nostro manicomio quotidiano. Appena sopita, per manifesta demenzialità, la polemica sullo stipendio del presidente dell’Inps, che guadagnava un quarto di decine di suoi dirigenti e ora va a prendere poco più della metà, s’è riaccesa quella sul Reddito di cittadinanza, che dà da mangiare a 3 milioni di persone alla fame più alcune migliaia di ladri e truffatori che risultano sul lastrico e invece guadagnano benissimo in nero e aggiungono pure i 500 euro al mese del Rdc ai loro introiti clandestini. Le perdite per lo Stato, che vanno comunque recuperate con controlli a campione (chi sgarra rischia fino a 6 anni di carcere), sono irrisorie: una manciata di milioni. Nulla al confronto dei danni fatti da altri furbastri, come gl’imprenditori che potrebbero riaprire l’attività, ma preferiscono arraffare i soldi pubblici della cassa integrazione: l’Inps ne ha già beccati 2.700, per un costo complessivo di 2,6 miliardi di euro (un quarto della spesa annua del Rdc). Ma di questi non si parla mai perché sono amici e colleghi dei padroni dei giornali. Molto meglio continuare a riempire paginate sul tal ladrone o assassino o mafioso col Reddito e dedurne che “i controlli non ci sono o non funzionano” (“Verifiche mancate. La bandiera della legalità sacrificata per il consenso”, Carlo Nordio, Messaggero). Oh bella: ma se i controlli non ci fossero o non funzionassero, non sapremmo mai che il tal ladrone o assassino o mafioso percepiva il reddito. Ogni caso che finisce sui giornali è un controllo che ha funzionato e per giunta è già chiuso: con la sospensione del sussidio e la restituzione del maltolto.

Siccome poi la madre dei cretini è sempre incinta, la polemica si concentra su altri aspetti, ovviamente negativi anzi nefasti, del Reddito: “Non fa trovare lavoro” (Pietro Garibaldi, La Stampa) e lo prende “chi non lavora” (Messaggero). Oh bella: ma, se uno lavora, si suppone che guadagni, dunque non ha diritto all’assegno. Il guaio è che il lavoro non c’è, o è scarso, e proprio per questo esiste il Rdc: per chi il lavoro non ce l’ha e non lo trova. Siccome però ci sono pure quelli che non ce l’hanno perché non lo cercano, il Rdc è stato studiato anche per collegare i disoccupati ai centri per l’impiego, assistiti dai navigator, per “attivarli” con proposte di lavoro (quando ce n’è) e, se le rifiutano, escluderli dal sussidio. I sabotaggi di molte Regioni e i ritardi dell’Anpal, dell’Inps, delle Regioni e degli ex-uffici di collocamento sono noti.

E tutt’altro che scandalosi: la misura è in vigore da 17 mesi appena. Eppure hanno già trovato lavoro – stabile o precario – 196mila percettori del Reddito. Mica pochi, vista la stagnazione del mercato del lavoro (-500mila posti in un anno). Ma non passa giorno senza che qualcuno chieda di abolire il Reddito perché qualcuno ne approfitta. Come se lo Stato fosse un negozietto e potesse affiggere il cartello: “Per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno”. Ma, se la logica (si fa per dire) è quella, abolire solo il Rdc sarebbe riduttivo.

Un mio amico la mattina accompagna sulla sua Smart la figlia alla scuola materna, per cui paga la retta intera, e viene regolarmente sorpassato da altri genitori col Suv, a cui vorrebbe tanto forare le gomme perché la retta non la pagano, risultando nullatenenti. Per non indurlo in tentazione, io abolirei il bonus-asilo per i non abbienti.

Il bonus di 80 euro al mese inventato dall’Innominabile andava a tutti i lavoratori con redditi inferiori ai 28mila euro annui e ora va fino a 40mila. Ma siccome un conto è quanto guadagni e un altro quanto dichiari, milioni di evasori lo intascano senza diritto. Quindi aboliamo gli 80 euro.

Siamo pieni di gente in cassa integrazione o in disoccupazione che arrotondano con lavoretti da idraulici, elettricisti, carpentieri, falegnami ecc. Dunque aboliamo Cig e sussidio di disoccupazione.

I falsi invalidi con pensione ad hoc non si contano: ergo cancelliamo le pensioni di invalidità e non ne parliamo più.

Ospedali, scuole, strade, autostrade, caserme, posti di polizia, autobus, discariche ecc. sono finanziati dalle tasse. Ma molti non le pagano e beneficiano ugualmente dei servizi pubblici: chiudiamoli tutti.

Le truffe più diffuse sono quelle sui fondi europei: quindi l’Italia li rifiuti, compresi i 209 miliardi del Recovery Fund (per non parlare del Mes, che andrebbe alla sanità, gestita dalle Regioni: brrr), e il problema è risolto alla base.

E le truffe alle assicurazioni? Via anche le assicurazioni, mica si può andare avanti così.

E la corruzione negli appalti, nelle nomine e nei concorsi? Via, aboliamo tutto: appalti, nomine e concorsi.

Gli sportelli bancari sono spesso teatro di rapine a mano armata: chiudiamoli tutti, così i rapinatori imparano.

Alla fine, quando avremo abolito tutto, con la stessa logica di Angelina Jolie che si amputa i seni per fregare il cancro alla mammella, ci accorgeremo che il problema non sono questa o quella norma: siamo noi italiani, popolo più avvezzo di altri all’illegalità per la certezza dell’impunità. E a quel punto avremo due strade: o combattere finalmente l’illegalità e l’impunità; o abolire l’Italia.

Sorgente: Reddito di demenza – Il Fatto Quotidiano

Hits: 217

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*