Responsabilità – Il Fatto Quotidiano

Caro Travaglio, leggendo il suo editoriale di domenica mi è parso di essere fronte a Jekyll e Mr. Hyde. Lei è sempre stato dalla parte del governo giallorosa, e sul Covid a favore di misure dubbie come mascherine e altro, a chiusure, precauzioni, tamponi fasulli, di tutto un po’, ma in quell’editoriale pare essersi stufato delle balle e delle cavolate che fa il governo, che stanno precipitando il Paese nel caos, nella paura e nella povertà. Si è stufato anche lei della manfrina, ha letto i dati reali o ha cambiato idea?

Caro Costantini, temo che lei – come i miei “colleghi” social-onanisti che si divertono col giochino del “Chi sta con chi” – sia prigioniero di quella gabbia mentale che etichetta tutto e tutti “o di qua o di là”, come i tifosi e i fondamentalisti. Io mi sveglio ogni mattina senza sapere a chi darò ragione o torto: dipende da cosa faranno questo e quello. Ho dato spesso ragione a questo governo, soprattutto sulla gestione della pandemia, perché penso che l’abbia condotta bene: basta vedere com’erano e come sono messi gli altri Paesi rispetto al nostro (la paura c’è dappertutto, e non per i governi, ma per il virus). Quando ha sbagliato, per esempio sulle nomine di Descalzi e Profumo nelle partecipate, l’ho scritto. Lei è liberissimo di contestare mascherine, tamponi e altre preziose precauzioni, ma non di rifiutarli: sono obbligatori per legge e servono a proteggere non tanto la sua vita (il diritto al suicidio è sacro), ma quella degli altri.

Sulle misure da adottare oggi, ne ho scritto alla luce dei dati che mostrano le profonde differenze tra la seconda ondata e la prima. Il Covid-19 è sempre lo stesso, con buona pace di chi sosteneva che fosse mutato, addirittura morto. Ma da marzo molte cose sono cambiate nella sua diffusione e nelle caratteristiche dei positivi. Non sono io che ho cambiato idea: è la pandemia che si evolve ogni giorno e bisogna rispondere colpo su colpo con uno strumento rapido e agile come il Dpcm. A marzo non c’era alternativa al lockdown nazionale, perché combattevamo la guerra a un nemico del tutto sconosciuto praticamente disarmati (senza mascherine, tamponi, test, protezioni sanitarie, né terapie intensive adeguate) e perché bisognava scongiurare la trasmissione del virus dal Nord al Sud. Oggi quella misura draconiana e indiscriminata non ha più senso, sempreché i dati dei ricoveri in terapia intensiva non si avvicinino di nuovo al livello di guardia. L’altro giorno, prima di sapere cos’avrebbe deciso il governo, ho sconsigliato lockdown o coprifuoco indiscriminati. E sono lieto che il premier, resistendo alle pressioni più isteriche, abbia optato per misure più graduali e ponderate.

Misure che tengono conto dei nuovi dati sull’epidemia: sette mesi fa la gran parte dei contagi riguardava anziani sintomatici anche gravi negli ospedali e nelle Rsa, età media 61 anni. Ora questa è scesa a 42, infatti abbiamo molti meno morti, malati e sintomatici: i tre quarti dei positivi sono asintomatici, cioè non sono un pericolo per sé, ma per gli altri, soprattutto per i familiari anziani. Tant’è che il 75% dei contagi avvengono a casa, in famiglia. Il che avrebbe reso del tutto insensato, anzi controproducente, un coprifuoco nazionale dalle 21 che lasciasse circolare i giovani per tutto il giorno, dalla mattina a scuola al pomeriggio per strada, nei bar o negli altri luoghi di ritrovo, per poi chiuderli in casa alle 21 a infettare genitori e nonni. Molto meglio convogliarli nelle scuole e nei locali pubblici controllati e controllabili, sottoposti a protocolli di sicurezza e di distanziamento, anche la sera. Per questo, al di là delle misure del nuovo Dpcm, trovo molto utili due mosse di Conte: l’invito ai sindaci a esercitare i loro poteri per chiudere alla movida le strade e le piazze più a rischio (poteri già previsti per comuni, regioni e governo dalla legge 833/1978 sul Servizio Sanitario Nazionale); e il contestatissimo (ma perché?) coinvolgimento di influencer molto ascoltati dai ragazzi, come Fedez e Ferragni, per sensibilizzarli al rispetto di poche e chiare regole. Oggi la persuasione e la responsabilità verso comportamenti individuali virtuosi conta molto più dell’ennesima raffica di divieti.
Questo, in generale. Poi ci sono province e città, in Lombardia, Campania, Lazio, Piemonte e Liguria, che hanno perso il controllo del virus perché i positivi sono troppi per consentire un tempestivo tracciamento dei contatti. All’Ats di Milano, grazie al fallimento della Regione e della sua “sanità modello”, ci sono appena 7 addetti al contact tracing. Cioè: oggi stanno ancora esaminando i questionari per mappare i contatti dei positivi dell’8 ottobre, mentre quelli degli ultimi 12 giorni di aumento esponenziale circolano per la città ignari e indisturbati, tutti ancora da scoprire e da raggiungere. Perciò il coprifuoco dalle 23 chiesto da Lombardia e Campania è ridicolo. Il virus circola “h 24”, non solo da una cert’ora: mandare a spasso migliaia di asintomatici a contagiare gli altri per tutto il giorno fino alle 23 significa non aver capito nulla. O si chiude tutto con lockdown limitati nello spazio (province e città fuori controllo) e nel tempo (2-3 settimane) per resettare i contagi e ripartire da zero quando si è davvero pronti, o tanto vale lasciar tutto aperto e alzare bandiera bianca. Così, magari, arriva un bel commissario che spiega a certi sgovernatori come si governa.

Sorgente: Responsabilità – Il Fatto Quotidiano

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