“Romeo me lo portò l’amico di Renzi sr.: voleva finanziare il Pd” – Il Fatto Quotidiano

Perché Alfredo Romeo incontrò con Carlo Russo (l’amico di Tiziano Renzi) il parlamentare renziano Francesco Bonifazi a Roma nel marzo del 2015? Secondo Bonifazi per offrire un contributo al Pd, rifiutato. Questa è la versione fornita ai pm romani dall’attuale tesoriere di Italia Viva e allora del Pd. L’esame di Bonifazi è stato voluto dal Gip Gaspare Sturzo. Nella sua ordinanza di rigetto della richiesta di archiviazione per Tiziano Renzi del febbraio 2020, Sturzo aveva chiesto ai pm Paolo Ielo e Mario Palazzi di approfondire un sms trovato nel cellulare di Russo, l’imprenditore di Scandicci, amico di Tiziano Renzi, indagato con lui e Alfredo Romeo per traffico di influenze illecite.

Russo scrive a Bonifazi il 4 marzo 2015: “Buongiorno Francesco, solo per evidenziarti i passaggi fondamentali dell’incontro di stamani: lui deve capire che io sono il suo unico interlocutore e che ho rapporti privilegiati, senza che venga fuori il nome di T. Grazie, è davvero importante per noi, a dopo. Carlo Russo”.

“T.”, secondo gli investigatori, è la sigla usata da Russo e dall’imprenditore Alfredo Romeo per indicare il padre dell’allora premier, Tiziano Renzi. Il 21 maggio 2020 Bonifazi si presenta ai pm come testimone a sommarie informazioni e spiega: “Il messaggio (di Russo, ndr) è sicuramente precedente di poco a un incontro che ebbi nella stessa giornata con lui e Alfredo Romeo, da lui portato e che non avevo mai conosciuto prima, nell’ottica – come rappresentata dal Russo – di un possibile finanziamento al partito.

Romeo – prosegue Bonifazi – in quell’occasione mi disse che era sempre stato vicino alla nostra area politica precisando che aveva però ancora una pendenza penale in Cassazione, che lui auspicava concludersi a breve e in modo positivo. Preso atto di ciò, convenne con me che non era opportuno procedere a tale liberalità – ovviamente nelle forme di legge – ma attendere semmai la conclusione processuale”. Nel corso della breve conversazione – prosegue Bonifazi – ebbe modo di fare un accenno generico alla sua attività imprenditoriale ma non si fece alcuna richiesta di informazioni o altro. Quella è stata l’unica volta che ho incontrato personalmente Romeo”.

Ma qualcosa non torna. La Cassazione aveva assolto Romeo il 9 luglio 2014. L’imprenditore aveva solo un’indagine minore a Napoli che si chiuderà a settembre 2015 con un proscioglimento del gup.

Bonifazi lo incontra con Russo quando Romeo è alla ricerca di una piena riabilitazione morale dopo l’assoluzione, da parte del Pd. Nell’autunno del 2013, prima dell’assoluzione definitiva, Matteo Renzi aveva reso dichiarazioni poco ‘carine’ su di lui a Report sul contributo di 60 mila euro versato dalla Isvafim di Romeo alla Fondazione Big Bang.

Quando Bonifazi lo riceve nel suo ufficio di Palazzo San Macuto a Roma, Romeo è stato appena nominato presidente di Ifma, l’associazione delle grandi imprese che si occupano di facility management. Insomma non c’era più quel problema ‘reputazionale’ citato da Bonifazi come ostacolo al contributo. La versione di Bonifazi smonta ogni sospetto del Gip Gaspare Sturzo che notava: “Il messaggio di Russo a Bonifazi è del 4 marzo 2015, quindi ad appena una settimana dall’apertura delle buste della gara a più lotti della FM4 Consip”.

Il Gip scriveva (con ampio uso del maiuscolo) anche: “Il messaggio evidenzia come Russo voglia essere considerato e, quindi, qualificato quale UNICO INTERLOCUTORE dì qualcuno con cui debba avere RAPPORTI PRIVILEGIATI, soprattutto ‘SENZA CHE VENGA FUORI IL NOME DI T’. Sulla base della lettura connessa degli atti acquisiti e delle intercettazioni, oltre che delle SIT (dichiarazioni, ndr) del Marroni Luigi e del Gasparri Marco – concludeva Sturzo – non si fatica a collocare tale messaggio nella dinamica Renzi Tiziano <-> Russo Carlo <-> Romeo Alfredo”.

Sturzo indicava ai pm così la pista da seguire: “Ne consegue come allo stato, in tale ottica, debba ritenersi rafforzato il tema accusatorio sul coinvolgimento del Renzi Tiziano, ma a questo punto con la congiunta necessità di verificare il ruolo stesso del Bonifazi, altro deputato del Pd, notoriamente vicino all’epoca dei fatti al Renzi Matteo”.

Quando è sentito dai pm il 21 maggio 2020, Bonifazi però replica: “Quello fu il primo messaggio in assoluto che ricevetti da Russo”. Anche Bonifazi si rende conto che – a leggerlo – non sembra una prima volta e così aggiunge: “Il tono del messaggio è piuttosto stravagante perché una persona che di fatto conoscevo appena di vista si rivolgeva con toni perentori che peraltro mi hanno determinato da subito una diffidenza nei suoi confronti”.

E la T.? Sul punto Bonifazi è ultra-cauto: “(…) è plausibile che il riferimento a T. io l’abbia potuto associare già allora a Tiziano Renzi ma non ne sono affatto sicuro”. Comunque Tiziano non gli parlò di Russo né li vide mai insieme. Un anno e mezzo dopo Russo viene pedinato a settembre 2016 dal Noe mentre va alla sede del Pd e – secondo i Carabinieri – probabilmente in quell’occasione potrebbe aver lasciato un appunto con il curriculum di Romeo a Bonifazi perché l’imprenditore campano era interessato all’acquisto de L’Unità.

Ora Bonifazi chiarisce: “Dopo quel breve incontro (del 2015, ndr) non ho avuto altri colloqui con lui fino al settembre del 2016 quando mi venne a parlare del possibile interessamento di Romeo a rilevare L’Unità”. Poi lo incrocia qualche volta ‘casualmente’ alla stazione di Firenze e infine “nel settembre 2016 venne nel mio studio a Firenze per portarmi un breve curriculum dove si attestava anche l’esito positivo della vicenda processuale di Romeo con l’assoluzione definitiva in Cassazione dicendomi che Romeo era interessato all’acquisto de L’Unità. Lo trattai in modo sbrigativo dicendogli che avrei valutato senza dare alcun seguito (..) Russo non mi parlò di altro”.

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