L’ora del mitomane – Il Fatto Quotidiano

Dodici anni orsono, facendo zapping, mi imbatto in Matrix ancora condotto da Enrico Mentana e sento Renato Brunetta dichiarare testuale: “Volevo vincere il premio Nobel per l’Economia, ero sulla strada giusta, poi però ha prevalso l’amore per la politica e il Nobel non lo vincerò più… L’avrei vinto, ho molti amici che hanno vinto il Nobel e non sono molto più intelligenti di me. Ma ho buone possibilità di diventare presidente della Repubblica”. Mi congratulo con Mentana che non scoppia a ridere, prendo buona nota e la infilo nella cartellina “Mitomani”. Che di lì a poco si arricchisce di un’altra new entry: Anna Finocchiaro nel 2013 spiega restando seria che “un uomo col mio curriculum sarebbe già stato nominato presidente della Repubblica da tempo”. Poi arriva l’Innominabile e riesce nella mission impossible di risultare leggermente più mitomane di un primatista mondiale come B. (che, quand’era in vena di modestia, ripeteva: “Sono il miglior premier degli ultimi 150 anni”). Prova a stargli dietro Calenda, ma è troppo svogliato e incostante. Tant’è che prima smentisce di candidarsi a sindaco di Roma, poi annuncia che si candida perché come lui nessuno mai, nemmeno Er Più, ma ora è “pronto a ridiscutere tutto, anche la mia candidatura”: quasi quasi non si candida più, forse Roma gli va stretta e preferisce l’Onu.

La Nato, invece, l’ha già prenotata l’Innominabile. E, se mai dovesse perderla, sarà colpa dei pm cattivi che gli tarpano le ali, come le fake news di Putin gli avevano rovinato il referendum: “Senza l’indagine su Open avremmo il 10%”. È il replay 2.0 di Alberto Sordi-Nando Mericoni: “A me m’ha bloccato la malattia”, “Se io mi trovo in questo suolo è perché è il babbo che lo vuole, sennò a quest’ora io sarei a Broadway e non in questo zozzo letamaio!”. Il concorso del Piccolo Mitomane pare ormai aggiudicato quando, a sparigliare i giochi, piove da Oltretevere una causa civile. La scrive l’ex cardinale cacciato dal Papa, Angelo Becciu da Pattada (Ss), che si firma modestamente “Sua Eminenza Reverendissima” e accusa l’Espresso di aver indotto papa Francesco (lui lo chiama “costui”) a sbagliarsi sul suo conto e a licenziarlo in tronco. Fino ad allora Becciu, “sulla base del proprio prestigioso curriculum e in virtù del citato percorso, ben avrebbe potuto risultare tra i Papabili” al prossimo conclave. Poi purtroppo l’Espresso, subornando papa Costui I (colpevolmente ancora vivo) e quel credulone dello Spirito Santo, l’ha privato dell’“effettiva occasione di conseguire un determinato bene”: il Soglio Pontificio, stimato dall’expertise di Sua Eminenza Reverendissima alla modica cifra di 10 milioni di euro. Chapeau. Punto, set e partita.

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