Ma con pene certe – Il Fatto Quotidiano

Caro Gad, non starò qui a smentire chi mi dipinge come un sadico aguzzino che gode per le sofferenze dei detenuti. Smentire i pregiudizi, in questo Paese di ultrà, è inutile. Tu scrivi che io ho “scherzato” sulle “persone recluse in carcere al tempo del Covid”. Ma io non scherzavo affatto.

Ho citato i dati dei morti per Covid dentro e fuori dal carcere in nove mesi di pandemia: 5 su circa 100mila persone passate o rimaste nelle carceri (i 52-53mila detenuti medi non sono sempre gli stessi: ogni anno entrano circa 50mila “nuovi giunti” ed escono quasi altrettanti reclusi per fine pena o misure alternative); e 55.500 su 60 milioni di italiani (i paragoni con i positivi sono impossibili, perché si sa quanti sono nelle carceri, ma non quanti sono fuori). Quindi chi sta fuori rischia circa 20 volte più di chi sta dentro. Ed è del tutto insensato pensare di proteggere i detenuti mandandoli fuori: cioè a spasso se non hanno una casa e in ambienti perlopiù angusti e affollati se ne hanno una. Sovraffollamento per sovraffollamento, chi sta in cella ha il doppio vantaggio di incontrare meno potenziali infetti e di ricevere più controlli di chi abita in un bilocale. Non esiste chi “condivide una cella sovraffollata con dei positivi, per quanto asintomatici”. In carcere i nuovi giunti vengono isolati fino al doppio tampone negativo e solo dopo trasferiti in cella con gli altri.

E, appena si scopre un positivo, scatta l’isolamento col “tamponamento” di tutti gli altri ospiti dell’istituto. Altro che Rsa. Sgombrato il campo dal tema Covid – ultimo pretesto per invocare altre amnistie, indulti e “liberi tutti” nel Paese che ne detiene il record mondiale – parliamo delle carceri. È vero: sono “una tragedia nella tragedia”, “incivile e criminogena” per la fatiscenza delle strutture, il sovraffollamento, la penuria di agenti ed educatori. Ma la soluzione, per me, è costruirne di nuove per garantire ai detenuti condizioni di minima decenza. Per te e altri è mandare e tener fuori decine di migliaia di condannati. Come se il numero dei detenuti fosse una variabile indipendente da quello dei reati e dei delinquenti.

Sfido io che nel 1991 era molto inferiore: l’amnistia del ‘90 ne aveva liberati 6mila e lasciati fuori il doppio o il triplo. E gli immigrati erano 625mila, contro gli attuali 5,3 milioni (più gli irregolari). Ma da allora non c’è stato alcun “poderoso incremento del tasso di incarcerazione”, anzi, tutto il contrario: nel 1992 entrarono in carcere 93mila nuovi detenuti, nel 1993 e nel 1994 98 mila l’anno, mentre negli ultimi anni sono scesi a 48-50mila (metà).

L’aumento dei reclusi medi non dipende dai maggiori ingressi, ma dalle permanenze più lunghe, dovute alle leggi “securitarie” di destra e sinistra. Criticabilissime, ma non fino a trovare strano se chi spaccia droga, italiano o straniero, sta al fresco per un po’. Il guaio delle carceri non è un eccesso di detenuti, ma un difetto di posti cella. Infatti gli altri Paesi Ue hanno quasi tutti un rapporto detenuti/abitanti uguale o superiore al nostro.

Tu vorresti liberare le “persone non pericolose”. Ma il Codice penale commina la “reclusione” ai colpevoli di una lunga serie di reati, non solo a chi minaccia l’incolumità altrui. Sia che rubi col grimaldello, sia che rubi in guanti gialli. I B., i Formigoni, i Verdini sono pericolosi e dovrebbero stare in carcere anche se non torcono un capello a nessuno. Anch’io ho a cuore la sorte dei detenuti, purché restino tali. E ho a cuore la pena “rieducativa”, purché sia una pena: non finta, ma certa ed espiata fino all’ultimo giorno.

Poi c’è chi, come Manconi&C., vuole abolire il carcere (spero non Saviano, altrimenti stenterei a capire il senso delle sue sacrosante denunce contro i camorristi, se poi vanno lasciati liberi). Posizione per me assurda, in mancanza di alternative praticabili, ma rispettabile. A tre condizioni, però: 1) chi vuole abolire il carcere non usi come scusa il Covid, taroccando i dati; 2) se gli svaligiano la casa, non chiami la polizia; 3) non si meravigli se le destre più becere spopolano, perché chi semina impunità è da sempre il migliore alleato delle forche.

Sorgente: Ma con pene certe – Il Fatto Quotidiano

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