Verificami questo – Il Fatto Quotidiano

Al governo manca l’“anima”, l’“identità”, la “visione”, l’“ubi consistam” (Repubblica). È un “governo senza nome” col “mistero del premier” e senza “una piattaforma culturale, una ragion d’essere autonoma in una nuova interpretazione cultural-politica del Paese e del suo sviluppo” (Ezio Mauro). Ci vuole un governissimo. Di larghe intese. “Dei migliori” (Calenda, e lui modestamente lo nacque). No, basta un rimpasto. O un mini-rimpasto. Un “Conte-ter” (Repubblica). O un “piano B” (Domani). Almeno “un riequilibrio” (Pd). “Un salto di qualità” (Renzi). Ma senza “salti nel buio” né “crisi al buio” (Zingaretti). Intanto si fa il “tagliando” (Pd). Per “un cambio di passo” (Marcucci e Serracchiani). “Una verifica chiara” perché “il problema è chiarire i temi su cui andare avanti” (Serracchiani). “Proporre un piano serio al Paese” (Boschi). Una “scossa” (Zinga). Una “svolta di concretezza” e un “colpo d’ala” (Pd). Un’“agenda nuova” (Faraone). Un “nuovo slancio” (Confcommercio). ”Un rilancio e una ripartenza” (Zinga). Ma basta pure “un riassetto” (Bettini). Una “riorganizzazione col coinvolgimento dei migliori di tutti i partiti” (Boschi). Un “chiarimento” senza “fare penultimatum” (Faraone). Un “rafforzamento della squadra” (Serracchiani). Un’“ampia compagine parlamentare” (Renzi). “Accogliere le energie migliori”, cioè di FI (Bettini). A partire dai Responsabili.

Aprire “un tavolo” su cui mettere i problemi” (Zinga). “Ricomporre” e “condividere le scelte” per la “collegialità” (Bettini). Magari con “nuove figure di raccordo con i partiti”, con un “nuovo Gianni Letta” (Orlando). Guai se il premier “salta le mediazioni” e si chiude “nella piramide” (Espresso). Coi “super poteri” dell’“azzardo cesarista” (Stampa). Con lo “stato di emergenza senza più emergenza” e “soluzioni rococò” sul Recovery (Cassese). Con “indebiti tentativi accentratori, forzature, colpi di mano, personalismi” (Galli della Loggia). Ma “non è solo la governance del Recovery, è tutto il piano” (Renzi). Però, sia chiaro: “Siamo contrari all’immobilismo, alla chiusura in se stessi, a ogni forma di autocelebrazione” e “continueremo a svolgere una funzione unitaria, di collante, che non va confusa con un atteggiamento di subalternità”, ma solo con “un impegno costante per affrontare in modo adeguato i problemi” e voi non ci crederete, ma lo scopo è “risolverli insieme”, oltre a “praticare pienamente lo spazio del confronto produttivo e del rafforzamento collegiale della proposta”, sempre tesi al “massimo della corresponsabilizzazione e della collegialità”, cominciando a “implementare l’agenda green” (Zinga). Con scappellamento a destra.

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