Vocabolario 2021 – Il Fatto Quotidiano

Nell’ambito delle pulizie di fine anno, ecco 12 parole che, alla luce del 2020, è meglio cancellare dal vocabolario 2021 per motivi di profilassi igienico-sanitaria.

1. Anima. Elemento fondamentale dell’essere umano, ma non richiesto ai governi: a cui bastano e avanzano una maggioranza, un programma e dei buoni ministri. L’anima dei governi è come l’amalgama del Calcio Catania per il mitico presidente Angelo Massimino: “Alla squadra manca amalgama? Ditemi dove gioca e ve lo compro subito”.

2. Autonomia differenziata. Purtroppo prevista dalla Costituzione, ce l’avevano spacciata per la panacea di tutti i mali. Invece ha fatto danni incalcolabili già l’autonomia semplice, figurarsi se la differenziano pure. Modesta proposta: differenziamola a tal punto da levare la sanità alle regioni e riaffidarla allo Stato.

3. Bonus/sussidi. Basta coi bonus, solo noi facciamo i bonus, ci vuol altro che i bonus, siamo diventati il Sussidistan. Poi si scopre che gli Usa hanno appena varato un piano da 900 miliardi di dollari di bonus e sussidi per i più colpiti dalla crisi Covid. Quindi basta con i basta ai bonus e ai sussidi.

4. Competenti. Non ne esistono per scienza infusa né per diritto di nascita, come dimostrano tutti i governi che ci hanno lasciato questo disastro, ma anche i figli di papà imprenditori che han mandato (o stanno mandando) in malora le aziende di famiglia. Meglio astenersi da oracoli preconcetti e aspettare tutti al varco dei fatti, onde evitare di dover esclamare un giorno: “Però, quel Conte!”, “Però, quel Patuanelli!”, “Però, quello Speranza!”, “Però, quell’Azzolina!”, “Però, quel Provenzano!”, “Però, quel bibitaro!”. O di doversi domandare: “Possibile che il supercompetente Beppe Sala non abbia pensato a tener da parte un po’ di sale per sciogliere due dita di neve a Milano?”.

5. Governatori. Termine abusivo usato per definire i “presidenti di Regione” che, salvo rare eccezioni, è già eccessivo chiamare così, visto che i più non saprebbero presiedere il ballatoio di casa loro. I governatori in Italia erano quelli dell’impero romano e dell’impero fascista. Uno, però, somigliava molto ai nostri: il governatore della Giudea Ponzio Pilato.

6. Governo Draghi. Perché esista, occorre che l’attuale governo cada, che in Parlamento si formi una maggioranza disposta a votarne uno guidato da Draghi e soprattutto che Draghi accetti di guidarlo. Chi dice di stimare Draghi dovrebbe almeno chiederglielo, anziché nominare il suo nome invano per darsi un tono e fingere di esistere sulle e alle sue spalle.

7. Larghe intese. Termine volutamente generico e suadente per nascondere un’operazione truffaldina e terrificante.

Cioè un governo-porcata per cacciare chi ha vinto le elezioni e imbarcare i partiti di un pregiudicato, Berlusconi, e di un Cazzaro, Salvini. Chiamiamolo con il suo vero nome e poi vediamo l’effetto che fa.

8. Mes. Siamo l’unico paese europeo dove tutti parlano e chiedono del Mes, il prestito-capestro salva-Stati che nessuno Stato Ue ha attivato né intende attivare. Facciamo così: ne riparliamo dopo che almeno tre Paesi Ue lo attiveranno. Cioè mai.

9. Modello tedesco/lombardo/veneto. La Germania, che finora l’aveva scampata, viaggia al ritmo di mille morti al giorno e viola le regole Ue sull’acquisto di vaccini. Il Veneto era un modello grazie al romano Andrea Crisanti, poi il veneto Luca Zaia l’ha scaricato e addio modello. La Lombardia (non l’Italia intera) ha il record mondiale di morti Covid per abitante e i governanti più ridicoli della storia. I soli modelli esistenti sono quelli da non seguire.

10. Rimpasto. Anziché invocarlo a ogni pie’ sospinto, i partiti che ritengono di avere dei pessimi ministri propongano di sostituirli con gente valida, se ce l’hanno. Ovviamente ogni partito rimpasta i suoi, non quelli altrui. E morta lì.

11. Ritardi (sul Recovery). A leggere i giornaloni, l’Italia era in ritardo prim’ancora che il Recovery Fund fosse deliberato il 20.7.2020. Come sui banchi di scuola, sul Mes, sui vaccini, sulle siringhe, su tutto. Ma dicesi ritardo il tempo trascorso fra il momento in cui un evento si verifica e quello in cui avrebbe dovuto verificarsi. Il Recovery Plan va presentato all’Ue a febbraio-marzo, fra 2-3 mesi. Si prega dunque di comunicare il ritardo quando il treno arriva, non prima che parta.

12. Verifica. Altro termine da Prima Repubblica, come rimpasto, consiste in una cosa semplicissima: ogni partito di governo porta le sue proposte, il Consiglio dei ministri le vota e quelle che hanno la maggioranza passano, le altre no. Se qualcuno si offende, lo spiega in Parlamento, sfiducia il governo e lo fa cadere, a meno che altri parlamentari non la votino al posto suo. Cosa immorale nei sistemi maggioritari, ma del tutto normale in quelli proporzionali, purché sia gratis.

Ps. Ciao. Parola fuori ordine alfabetico e fuori concorso, perché è troppo bella per essere abolita. Ma va riportata al significato originario, che non è il ridicolo acronimo renziano di Cultura Infrastrutture Ambiente Opportunità, né quello più attinente di Cazzaro Inquisito Avido Opportunista. È un saluto fra amici felici di vedersi. Da non confondere col suo falso sinonimo, che dedichiamo a chi non vogliamo mai più rivedere, possibilmente già nel 2021: “addio”. Magari accompagnato dal ricordo di chi vorremmo rivedere sempre e per sempre: “Tu m’hai rotto er ca’”.

Sorgente: Vocabolario 2021 – Il Fatto Quotidiano

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