Non si butta via niente – Il Fatto Quotidiano

Dovendo scegliere una canzone simbolo del 2021, non avremmo dubbi: “Ancora tu” (ma non dovevamo vederci più?). Per il proverbio: “Del maiale non si butta via niente”. E per l’odore: un misto fra due fragranze che iniziano per emme, la seconda delle quali è la muffa. L’Italia che doveva uscire dalla pandemia nuova e migliore perché nulla fosse più come prima, si ritrova vecchia e peggiore perché tutto sia come prima. Ma non il “prima” immediato del 2019: il “prima” preistorico di decenni fa. Il premier è un banchiere scoperto dalla destra Dc nel 1983. L’unico candidato ufficiale al Quirinale è un vecchio puttaniere, pregiudicato e finanziatore della mafia che infesta l’Italia dagli anni 70. Repubblica apre con un’intervista al ministro Brunetta, che negli Ottanta consigliava Craxi su come sfondare le casse dello Stato e ora illustra un progetto appassionante, almeno per i nostalgici degli anni 50: il centrismo. Nelle piazze tornano dopo mezzo secolo in forma farsesca la strategia della tensione e gli opposti estremismi. Le elezioni comunali si giocano sull’arrapante contrapposizione degli anni 20 (ma del secolo scorso): fascisti-antifascisti. Il governo riesuma dall’avello la riforma Fornero, datata 2011 e bocciata dagli italiani in tutte le elezioni degli ultimi dieci anni. E, già che c’è, riciccia pure la Fornero come persona, in veste di consulente. La ministra Lamorgese, con uno dei suoi proverbiali moti ondulatorii, arruola Bobo Maroni, che guidava il Viminale nel 1994, per combattere l’illegalità nel mondo del lavoro: lo stesso che nel 2010 annunciò querela a Saviano a nome della Lombardia perché osava ipotizzare la mafia al Nord.

Il noto “rottamatore” di Rignano, che nel 2013 scalò il Pd col chiodo alla Fonzie per rinnovare la politica, cena in Sicilia con Miccichè, che insieme al retrostante Dell’Utri sogna un grande centro con Cuffaro e altri teneri virgulti. Il ministro-ossimoro della Transizione ecologica Cingolani e quello dello Sviluppo Giorgetti resuscitano il nucleare. Il capo dei vescovi benedice in Draghi l’“uomo della Provvidenza”, come già Pio XI con Mussolini. Alla Rai il neo-amministratore tanguero Fuortes impone l’obbligo del “lei”, in attesa del “voi”. Sorgi, su La Stampa, invoca un “governo militare” se – Dio non voglia – cadesse l’attuale. Mieli, sul Corriere, butta lì un altro ballon d’essai: “E se decidessimo di non votare mai più”? E Repubblica, quella di sinistra, titola: “Pensioni, Lega verso il sì. Ma c’è lo scoglio dei sindacati” (aboliamo pure quelli?). Però il premier “tira dritto”, come la Buonanima. Mancano solo i telefoni a gettone e il borsello a tracolla. I seggi sono vuoti, ma in compenso la fiera dell’antiquariato è sold out.

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