Grazie, Mario – Il Fatto Quotidiano

Per capire il dopo-Quirinale bisogna assolutamente conoscere due personaggi. Uno è Parisina di Non ci resta che piangere, che ringrazia Mario (lo scioperato personaggio di Massimo Troisi) per tutto ciò che pensa, dice e fa Saverio (l’attivissimo Roberto Benigni). Il quale, all’ennesimo “Grazie Mario!”, sbotta: “Chissà perché a me non mi nomina mai”. L’altro è Stanislao Moulinsky, il diabolico trasformista nemico di Nick Carter, capace di travestirsi da qualunque cosa – fanciulla, cassaforte, cavallo, dirigibile, Babbo Natale, mummia egizia – senza farsi riconoscere. Ora, dite la verità: anche voi pensavate che al Colle fosse rimasto Mattarella, anziché il favoritissimo anzi certissimo Draghi. Ci siamo cascati anche noi, con la stampa estera che dà il premier trombato, umiliato e indebolito. Poi però abbiamo letto quella italiana, che ci capisce. “Draghi sblocca lo stallo al posto dei partiti” (Messaggero). “È tornato Draghi”, “Detta scadenze”, “La ricreazione è finita. È di nuovo il momento di Draghi”, “‘Carezze’ e compiti a casa: non accetterà altri strappi”, “Volta pagina”, (Rep). “Governo più forte”, “Draghi spinge i ministri e ringrazia Mattarella”, “Pressing di Draghi”, “Riparte come un orologio svizzero… Un ministro sottovoce lo paragona a Re Artù” (Corriere). “Draghi incalza i ministri”, “Spinge sulle riforme” (Messaggero). “Draghi accelera le riforme” (Foglio), “Il Paese è salvo, il governo anche. E Draghi, recuperando una funzione terza, può tornare a fare Draghi” (De Angelis, La7). “L’Italia locomotiva d’Europa. Draghi (più forte) riparte da qui” (Fusani, Riformista). “Draghi guadagna terreno” (manifesto). “Così la rielezione offrirà uno scudo a Draghi” (Stampa). “Il draghicidio è fallito, ora la svolta” (Sorgi, Stampa). “No, il draghicidio non c’è stato” (Foglio).


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Dunque il Mattarella bis è un’illusione ottica. Non solo ha vinto Draghi, ma è pure più bello e superbo che pria. Sennò la povera Belloni non si sarebbe mai fatta quella “photo inopportunity” con Di Maio per giurare eterna fedeltà ai draghiani dopo la squalificante candidatura per mano dei reprobi Conte, Salvini e Meloni; o, se l’avesse fatta, non sarebbe più il capo del Dis. E il Cdm, se ci fosse ancora SuperMario a spingere, svoltare, accelerare, pressare, incalzare, non sarebbe finito nell’ultima tragica farsa di ieri. Del resto il renziano Davide Serra ci aveva avvertiti: senza Draghi al Colle, “altro che caro bollette, ci spengono direttamente la luce”. E abbiamo controllato: la luce c’è ancora. Chi si cela allora dietro le sembianze dell’uomo canuto che riporta gli scatoloni al Quirinale? Semplice: Stanislao Draghinsky in uno dei suoi più riusciti travestimenti. Ci eravate cascati, eh? Grazie, Mario.

Sorgente: Grazie, Mario – Il Fatto Quotidiano

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