Mica siamo in Russia – Il Fatto Quotidiano

Tra gli effetti collaterali della guerra, c’è quello di mostrarci quanto sono liberali i “liberali”. Il campione mondiale Joe Biden, stretta la mano all’ultimo fantasma, crea un “Consiglio per il controllo della disinformazione” e lo affida a una giovane supporter, Nina Jankowicz, che ha appena difeso suo figlio Hunter mettendo in dubbio lo scandalo (vero) sui suoi affari con laboratori di armi biologiche in Ucraina. Non è uno scherzo o una fake news ispirata dal ministero della Verità orwelliano: è tutto vero. Del resto il presidente uscente e capo dell’opposizione Trump, da quando ha perso le elezioni, è stato cancellato dai social dagli stessi liberali che ora strillano perché Musk compra Twitter. Va peggio ad Assange, che sta per essere consegnato in ceppi da una culla delle libertà (Uk) all’altra (Usa) per essere condannato fino a 150 anni di carcere per pubblicazione di documenti veri.

I liberali de noantri tacciono (nel migliore dei casi) sul teatro Goldoni di Livorno, che firma il contratto per una conferenza di Orsini sull’Ucraina e poi lo straccia per la gioia della giunta Pd-Iv perché lì è vietato “dibattere temi di natura politica in senso ampio” (infatti il teatro ha ospitato serate elettorali del Pd con Orlando, del M5S con Di Maio, della Lega con Borghi e Bagnai). Plaude anche Il Tirreno: “Il prof filo-zar difenderà Putin, ma nel teatro privato”. Orsini non ha mai detto una parola pro-Putin, solo contro, ma i giornaloni han deciso che è filo-Putin. E ha pure incontrato Conte, che lo candiderà perché gli ha detto “apprezzo il suo pensiero laterale” anche se non l’ha mai visto né sentito: però lo scrive Rep e tanto basta. Concita De Gregorio crede persino al suo giornale e spara su Orsini, ma senza nominarlo perché è coraggiosa: lo chiama il “pensiero laterale” e lo sbeffeggia perché dice di essere censurato, visto che gli hanno stracciato un contratto già firmato con la Rai, negato un teatro già concesso, cancellato la rubrica sul Messaggero e l’Osservatorio alla Luiss, lanciato insulti, calunnie e scemenze (“da piccolo era bullizzato”, rivela Oggi), scatenato la Vigilanza e il Copasir (“che attende risposte su Orsini dal Dis”, avverte Il Foglio). In fondo è ancora vivo: di che si lamenta? Il Foglio, palestra clandestina dei liberali de noantri, svela che “Draghi è preoccupato per lo stato della Rai” (nominata da lui), perché “Travaglio cerca di vendere perfino il suo quiz” (falso) e “la scaletta di Cartabianca viene condivisa con la consulenza telefonica del direttore del Fatto” (falso). Dunque “la Rai va trattata dal ministero della Difesa, da Guerini. È la nostra Mariupol. Va liberata con i tank”. Le mogli del battaglione Azov sono già lì: si attende l’arrivo dei mariti con la svastica, che ora avranno parecchio tempo libero.

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