Armiamoli e morite


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(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Quanto tempo perso, quanti morti, distruzioni, orrori, profughi e prigionieri in Ucraina, mentre l’Europa si svenava e si scannava per le sanzioni alla Russia (ma soprattutto a se stessa) e le armi a Kiev, la lobby militare ingrassava e il mondo tremava per il doppio spettro della guerra nucleare e della fame. Dall’attacco criminale russo abbiamo buttato quasi 100 giorni a ripetere chi era l’aggressore, come se qualcuno ne avesse mai dubitato e quel mantra servisse a salvare una sola vita; a linciare come “putiniano” chiunque cercasse le cause storiche per non ripetere gli errori e le vie d’uscita dalla mattanza, fosse Orsini, Spinelli, Caracciolo, Kissinger o il Papa; a illudere gli ucraini – contro l’evidenza e la matematica – di una vittoria totale e finale sulla Russia che, complici il cancro e altri malanni, ci avrebbe servito su un piatto d’argento la testa di Putin; a menarcela su quanto sono buone, pacifiche e devote all’autodeterminazione dei popoli le democrazie occidentali, attaccate dal Nuovo Satana (anzi Hitler) per le loro preclare virtù, ergo “con Putin non si tratta” perché ogni negoziato sarebbe una “resa”. Insomma: “Armiamoli e morite”.

Ora, dopo quasi 100 giorni e migliaia di morti, la dura legge dei fatti riporta tutti alla realtà. Zelensky – finalmente libero dal ricatto nazista del battaglione Azov – ammette: “Non credo che potremo riprendere l’intero nostro territorio con l’esercito. Se decidessimo di farlo, perderemmo centinaia di migliaia di vite. Meglio la diplomazia”. Cioè mette sul tavolo della trattativa non solo la Crimea (occupata senza proteste dai russi nel 2014), ma anche il Donbass (ormai in mano russa, come la striscia Sud sul mare d’Azov). E accetta il principio “territori in cambio di pace” che, se fosse stato ben consigliato (cioè non consigliato da Biden e Johnson) e l’avesse accettato prima, gli e ci avrebbe forse risparmiato la guerra (o almeno evitato di fornire alibi alle fregole belliciste di Putin); e ora lo costringerebbe a sacrifici ben più lievi. Il 19 febbraio Scholz lo pregò di dichiarare la neutralità e la rinuncia alla Nato in un mega-accordo di sicurezza con Putin e Biden per evitare l’invasione: Zelensky rifiutò e cinque giorni dopo partì l’attacco russo. Ora l’ex premier giapponese Shinzo Abe conferma che, se si fosse indotto Zelensky a dare larga autonomia al Donbass (come da accordi di Minsk) e a rinunciare alla Nato, la guerra si sarebbe evitata. Ora è inutile piangere sul latte (e il sangue) versato. Ma a patto di non perdere più tempo (cioè vite e territori): se l’Italia, l’Ue e la Nato tengono tanto all’autodeterminazione dei popoli, propongano un referendum nei territori occupati dai russi per far decidere ai cittadini – non a Putin, Zelensky e Biden – con chi vogliono stare.

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