Kim Jong-Rai – Il Fatto Quotidiano

Quando Draghi lottizzò la Rai, i giornaloni gridarono al miracolo: “Dentro la competenza, fuori i partiti”. Poi di competenza non si vide l’ombra e, quanto ai partiti, uscì solo quello che aveva vinto le elezioni, il M5S, mentre quelli che le avevano perse si papparono tutto: al Pd andarono Rai1 (Coletta), Tg1 (Maggioni), Rai3 (Di Mare), Tg3 (Sala), Approfondimenti (Orfeo), Di Bella (Day Time); alle destre Rai2 e Tg2 (Di Meo e Sangiuliano). L’ennesimo remake di un grande classico della commedia all’italiana: i premier che vanno al potere al grido di “fuori i partiti dalla Rai” e poi li mandano via tutti tranne il proprio o i propri. I meno peggiori furono i giallo-verdi, che lasciarono una rete e un tg all’opposizione, come faceva B. (che però aveva tre reti in proprio). Il peggiore fu Renzi, che renzizzò tutte le reti e i tg. Al suo modello Bin Salman (o Kim Jong-un) s’ispira il draghismo, malattia senile del renzismo. Infatti si tenta di ripulire i pochi angoli della stalla ancora contaminati dall’assenza di Pd: Rai2, Tg2, CartaBianca e Report.

L’ad Carlo Fuortes, detto il Tanguero, s’è prestato ad alcuni servizietti, tipo dichiarare guerra ai talk show e prostrarsi al Copasir solo perché la Berlinguer osa ospitare Orsini. Ma l’ha fatto perché il duo Garofoli-Funiciello, il Gatto e la Volpe di Palazzo Chigi, e i loro ventriloqui del Foglio l’hanno convinto che lo volesse Draghi. Il quale, avendo altro a cui pensare e non aspirando certo a passare alla storia come un epurator qualunque, s’è chiamato fuori. Così Fuortes ha revocato la chiusura di CartaBianca e s’è beccato le manganellate del Foglio. Ma a voler epurare la Berlinguer e ridimensionare Report sono rimasti Pd, Iv e FI, che hanno riposto ogni speranza di censura in Moiro Orfeo. Questi, ben spondato da Gatto e Volpe, ha rinviato la presentazione dei palinsesti della prossima stagione per tenere le carte ancora coperte. Il Tanguero, sentendosi scavalcato, l’ha cacciato dagli Approfondimenti, ma l’ha paracadutato al Tg3: meglio un rivale col culetto al caldo che al freddo. Immediati i Canti Orfici e gli alti lai del trio Pd-FI-Iv (fuori i partiti dalla Rai, appunto) in difesa di Moiro e contro il Tanguero, reo di mancata censura. Si ripete così quanto accadde nel 2017 con l’ad Campo Dall’Orto costretto dai renziani ad andarsene dopo due anni perché non epurava e non censurava abbastanza: aveva chiuso Ballarò di Giannini e Virus di Porro, ma l’Innominabile pretendeva ben di più. E quel di più glielo garantì il nuovo ad Orfeo, completando il repulisti con la cacciata della Berlinguer, di Giletti e della Gabanelli giusto in tempo per le elezioni del 2018. Il Pd le straperse. Infatti ora s’è ripreso la Rai giusto in tempo per le elezioni del 2023: porta buono.

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