Fine balle mai – Il Fatto Quotidiano

Ora che il dossier dei Servizi spacciato dal Corriere per lista di “putiniani” è pubblico, il caso è tutt’altro che chiuso. Lo sarà solo quando le seguenti domande troveranno risposta.

1. Venerdì a OttoeMezzo Aldo Cazzullo, vicedirettore del Corriere, ha spiegato che i 6 nomi presenti nella lista del Corriere ma non nel report dei Servizi (tra cui il prof. Orsini e il sen. Petrocelli) sono in una documentazione più ampia, di cui il report è solo una “sintesi”. Purtroppo ieri, sul Corriere, la vicedirettrice Fiorenza Sarzanini ha scritto tutt’altro, con la tecnica della matrioska che ne contiene sempre un’altra (ovviamente segreta), rinviando l’ora della verità alla settimana dei tre giovedì: i 6 nomi in più erano “emersi in questi mesi durante l’attività di monitoraggio” di “false notizie ai fini di propaganda”, oggetto di tre report precedenti. Ma Gabrielli ha escluso con raccapriccio la sola idea che siano monitorati dei parlamentari, cioè Petrocelli (anche se il report n.4 cita l’eurodeputata Donato). Quindi Orsini, Petrocelli&C. sono citati negli altri tre report? Perché il governo non li desecreta? Gabrielli mente dicendo che non ci sono parlamentari (oltre a Donato) nei report, o mente il Corriere?


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2. L’esistenza fin dal 2019 di un “tavolo” presso il Dis con Aisi, Aise, Farnesina, Viminale e Agcom per monitorare la disinformatia non giustifica la produzione di report (o “bollettini”), salvo che si registrino pericoli concreti: siccome nel report n. 4 non ci sono fake news veicolate da Mosca, ma solo notizie vere e opinioni dissonanti, chi ha ordinato ai Servizi di schedare “le critiche all’operato del Presidente del Consiglio Draghi” come se fossero dei crimini?

3. Se lo scopo è contrastare le fake news, perché i nostri autoproclamati Ministeri della Verità non segnalano nessuna di quelle diffuse da Ucraina, Usa e Nato (bombardamento missilistico della centrale nucleare di Zaporizhzhia, avvelenamento di Abramovich, disfatta militare dei russi, cifre a casaccio sui morti)?

4. Gabrielli rivela che “il bollettino era noto allo staff di Palazzo Chigi”. Ma lì gli unici titolati a maneggiare materiale classificato sono il premier e il sottosegretario Gabrielli: chi sono i membri dello staff che leggono e manovrano i dossier top secret?

5. Draghi si dice “irritato” perché, esploso lo scandalo (grazie al Fatto, a Floris e a pochi altri), rischia di “passare per censore”. Non poteva irritarsi quando lesse il report o quando lo staff non lo avvisò? Non si chiede quanto sono irritati i cittadini mostrificati dal Corriere per le loro opinioni? Perché non si scusa con loro, non caccia i servi sciocchi che compilano quella robaccia e non intima ai Servizi di piantarla e di spendere i nostri soldi in qualcosa di più utile e meno incostituzionale?

Sorgente: Fine balle mai – Il Fatto Quotidiano

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