Il Fatto di Domani

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La giornata in cinque minuti

DRONI ALL’UCRAINA, BIDEN CI RIPENSA. Volodymyr Zelensky era in visita alla città ucraina di Mykolaiv danneggiata dalla guerra, mentre il capo negoziatore ucraino, David Arahamiya, sganciava una piccola bomba sul negoziato: l’Ucraina riprenderà “a fine agosto” i colloqui con i russi, sospesi dopo l’incontro a Istanbul del 29 marzo. E questo dopo “ una controffensiva in alcuni luoghi”. Una frase che suona sinistra anche alla luce della visita in Ucraina dei giorni scorsi dei tre leader europei, Draghi, Macron e Scholz. Ma una frase che cozza anche con le notizie che arrivano dagli Usa: il Pentagono conferma che non tutte le armi che aveva promesso di mandare a Kiev già da marzo sarà disponibile. In particolare si parla dei quattro droni dotati di armamenti (Zelensky ne vorrebbe mille per la sua offensiva). Il Pentagono non ritiene sicuro mandarli perchè se cadessero in mani russe la loro tecnologia potrebbe essere studiata per le contromisure russe. E questo mentre il primo ministro inglese, Boris Johnson, ha confermato che il sostegno di Londra sarà “a lungo termine”. Sul Fatto di domani leggerete tutte le novità e i retroscena.

GUERRA IN STALLO, COSA (E SE) SERVE AGLI UCRAINI PER TENTARE L’OFFENSIVA. Nella notte la regione di Odessa è stata attaccata dai russi con missili da crociera. I razzi, secondo gli ucraini, sarebbero stati abbattuti dalla contraerea. Nel frattempo proseguono sanguinosi i combattimenti vicino Sievierdonetsk, città chiave per la Russia perchè la sua conquista comporterebbe il pieno controllo delle regioni orientali di Luhansk e Donetsk. In particolare la partita si sta giocando sulle rive del fiume Severskij Donec (mentre militari e civili sarebbero ancora asserragliati nell’impianto chimico Azot). Ma da un lato e dall’altro del fronte la situazione delle forze in campo non è delle migliori: i russi continuano a martellare le linee con un’incessante fuoco d’artiglieria pesante, ma hanno subito perdite e i militari sono sfiniti. Mentre gli ucraini starebbero resistendo, ma con il morale a terra e male armati. Alla luce di questa situazione di stallo leggerete un’analisi sullo stato della guerra. Ossia che cosa dovrebbero avere gli ucraini dall’Occidente per avere una chance di riconquista del territorio (oggi gli Usa hanno detto no ai droni, come abbiamo già detto), considerando la superiorità militare di Mosca? E vedremo anche, con i nostri esperti, se ha senso continuare a fornire armi a Kiev, comunque inefficaci per cambiare le sorti del conflitto.

I SENATORI 5S: “BASTA ARMI A KIEV”. GUERRA NEL MOVIMENTO. Che la situazione in casa 5 Stelle fosse complicata lo si era visto subito dopo il brutto risultato elettorale, con tanto di ipotesi di scissioni e nuovi partiti: accuse incrociate tra Conte e Di Maio sull’appiattimento (o meno) sulle posizioni di Draghi sull’Ucraina (ma c’è anche la questione terzo mandato sul tavolo). Questa mattina il colpo di scena: alcuni senatori pentastellati stanno lavorando su una bozza di risoluzione in cui si chiede al governo l’impegno a non inviare più armi a Kiev. “Solo un punto di partenza”, ha detto la capogruppo 5 stelle a Palazzo Madama Mariolina Castellone per gettare acqua sul fuoco: “Stiamo lavorando al testo della maggioranza”. Ma ormai la miccia era accesa: “Così mettono a rischio la sicurezza dell’Italia”, ha risposto piccato Luigi Di Maio. E per rimarcare la scissione in corso basta leggere la risposta del vicepresidente M5s Michele Gubitosa: “Fango inaccettabile, è un punto di non ritorno”. Sul giornale di domani continueremo a seguire la lotta in corso e vedremo chi sono i senatori in questione e quali sono gli obiettivi.

SICCITÀ, L’ITALIA BRUCIA E IL GOVERNO FISCHIETTA. La crisi climatica fa sentire tutta la sua forza. “Credo sia inevitabile dichiarare uno stato di crisi per la siccità. Abbiamo intere aree del paese ed europee che non vedono pioggia da mesi”. Il ministro Stefano Patuanelli rilancia l’allarme. E lo fa proprio in un momento in cui servirebbe accelerare la produzione di cereali per far fronte alla crisi innescata dalla guerra in Ucraina. In Piemonte, per fare un esempio, gli invasi sono al minimo storico con una riduzione media del 40% o addirittura del 50% rispetto alla media. Poi c’è la Coldiretti, secondo cui le acque del Po non si vedevano così basse da 70 anni. Questione che si intreccia con lo stato del nostro sistema idrico. Il Pnrr stanzia poco più di 4 miliardi (ma non da ora) per l’emergenza, ma – come vedremo sul Fatto di domani – ne servirebbero molti di più. E subito.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

Francia, fino all’ultimo voto. Domani si torna a votare in Francia: al primo turno la sinistra di Mélenchon minaccia il presidente Macron che oggi ha lanciato un appello all’unità del Paese, per una Francia “veramente europea”, con una maggioranza “forte e chiara”.

Il Covid non mollaI nuovi contagi e i morti di oggi.

C’era una volta la sanità. Prosegue il nostro viaggio nelle strutture italiane. Lucio Musolino ci racconta la situazione del pronto soccorso di Reggio Calabria.

Assange, chi è costui. Un ritratto del personaggio che rischia 175 anni di carcere negli Stati Uniti. Su FqExtra il podcast “Perché il Potere Segreto vuole distruggere Assange?”.

A tutta velocità. Alessandro Ferrucci intervista l’ex pilota di F1, Ivan Capelli.

Sorgente: Il Fatto di Domani

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Trombette in bocca – Il Fatto Quotidiano

Gonfio il petto di ardore patriottico, siamo lieti di smentire il nostro titolo disfattista sui tre re magi che portano a Zelensky non oro, incenso e mirra, ma fumo: la promessa all’Ucraina dello status di “candidata” all’Ue che, se gli altri 24 fossero d’accordo (ma 7-8 non lo sono), le garantirebbe l’accesso fra 15 anni, quando Macron e Scholz non saranno più lì, e forse nemmeno Draghi. Non ci era parsa una gran cosa. Poi abbiamo scoperto la “visita storica” (Corriere), l’“appuntamento storico” (Stampa), il “segnale di unità europea” (Rep), il “balzo in avanti dei Paesi forti” (Messaggero), la “troika di guerra che esibisce compattezza, muscoli, bandiere, aiuti, armi” (Ferrara, ex Cia, ora Foglio), il “corposo bagaglio portato in treno da Draghi, semplicemente unico in Europa” (rag. Cerasa, Foglio). Pancia in dentro e petto in fuori, con “tenace lavoro ai fianchi” (Rep), SuperMario ha “convinto” quei panciafichisti di Emmanuel e Olaf. Il Corriere esalta la “spinta di Draghi”, mentre per Rep lo spingitore è stato “sospinto da un’intesa sempre più solida con Washington”. Funziona così: Biden lo sospinge da Washington, lui prende l’abbrivio da Roma e spinge Macron e Scholz. Tipo il trenino con la samba a Capodanno. A proposito: i tre “hanno limato la linea assieme nel salottino spartano del vagone di Macron: 11 ore al buio nella notte in cuccetta” (Rep). Totò, l’onorevole Trombetta e Isa Barzizza sul wagon-lit. Onorevole lei, con quella faccia? Ma mi faccia il piacere! E chi non conosce quel trombone di suo padre, che si mette la trombetta in bocca.

Quando scendono – Draghi spingitore sospinto che spinge gli altri due – Zelensky chiede armi, ma Draghi a non sente: “Non ci ha chiesto armi”. Tanto basta a Rep per dipingerlo come “ancora una volta il più esplicito”, oltreché il più agile (“dribbla una scarpa abbandonata”), mentre gli altri due fanno i vaghi. “Macron è accanto a Draghi, ogni tanto poggia la mano sul suo braccio, Scholz appare più distaccato, ma i tre camminano insieme” (Corriere). Alla fine Zelensky assegna i premi Fedeltà: “La stretta di mano più intensa la riserva a Draghi. La complicità con cui lo accoglie e lo pone al suo fianco durante la foto di gruppo e nella scelta dei podi in conferenza stampa. Un tempo ci sarebbe stata la Germania da un lato e la Francia dall’altro. Ora Scholz è relegato nella periferia della fiducia di Kiev. Draghi ha spezzato l’asse franco-tedesco”. Lo nota solo La Stampa, che ha in dotazione uno speciale pressometro: lo strettadimanometro. A Macron solo “abbracci”. E al crucco manco quelli: in punizione. Pochi lo sanno, ma al buffet di Kiev l’unico caffè zuccherato era per Draghi: quello di Macron era amaro, quello di Scholz salato.

Sorgente: Trombette in bocca – Il Fatto Quotidiano

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M5S, Alessandra Todde: “Politica anti-atlantica? Chi lo dice non lo fa in buona fede. Conte leader legittimato con 94% delle preferenze” – Il Fatto Quotidiano

Nella diatriba tutta interna la M5S è entrata anche la viceministra dello Sviluppo economico Alessandra Todde: “ Se stiamo per cacciare Di Maio? Parlando in una certa modalità ci sta ponendo fuori dal Movimento”, ha dichiarato. “Abbiamo organi interni in cui dibattere. Io vorrei uscire dalla contrapposizione Conte-Di Maio. Esiste un Movimento che ha votato […]

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Ucraina, il M5s vuole che il governo si impegni per lo stop all’invio di altre armi: si cerca una mediazione nella maggioranza – Il Fatto Quotidiano

L’invio di nuove armi all’Ucraina agita la maggioranza. A pochi giorni dal voto in Aula sulle comunicazioni di Mario Draghi prima del consiglio Ue, l’esecutivo cerca di trovare una mediazione sul testo della risoluzione. Il M5s spinge perché all’interno si prevede lo stop “a ulteriori invii di armamenti”: una richiesta che è stata messa nero […]

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I 5 stelle verso la scissione. Ecco chi seguirà Conte e chi Di Maio

Nessuno spiraglio tra Conte e Di Maio, e la mozione di martedì prossimo sulle armi italiane all’Ucraina potrebbe sancire la scissione.

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