M5s, ecco chi sono i 14 componenti del Consiglio nazionale che discuterà il caso Di Maio e la linea politica sulle armi – Il Fatto Quotidiano

Sono quattordici i componenti del Consiglio nazionale del Movimento 5 stelle che si riunirà domenica 19 giugno (ore 21) per decidere la linea sulla risoluzione sull’Ucraina e il destino del rapporto con Luigi Di Maio. Come già specificato in queste ore, l’organo non può esprimersi sull’espulsione del ministro degli Esteri, ma molto probabilmente darà indicazioni […]

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Caos M5s: vertice in serata, attesa per la decisione su Di Maio – Politica – ANSA

All’ordine del giorno della riunione la discussione sulla linea politica da tenere sulla risoluzione di maggioranza in vista delle comunicazioni del premier Mario Draghi in Parlamento (ANSA)

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M5s, i vice di Conte sullo strappo di Di Maio: “Punto di non ritorno. È un corpo estraneo che porta avanti una guerra personale” – Il Fatto Quotidiano

Le posizioni sono inequivocabili e sembrano indicare il passo d’addio. E arrivano direttamente da tre dei cinque vice di Giuseppe Conte, presidente del M5s. Sono Riccardo Ricciardi e Michele Gubitosa, con interviste a La Repubblica e La Stampa, a mettere nero su bianco la gravità della spaccatura interna ai Cinque Stelle. Un coro a cui […]

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Il disallineato

Oltre al razionamento dell’energia e dell’acqua, le autosanzioni occidentali, la battaglia del gas e del grano, la cobelligeranza per difendere il Donbass a sua (e nostra) insaputa, la siccità, il revival del Covid e del carbone, i rincari di bollette, benzina e materie prime, l’inflazione, la recessione, i cinghiali, i rifiuti a 35 gradi all’ombra, le cavallette in Sardegna e il governo Draghi in tutta Italia, attendevamo la mazzata finale. E prontamente ce l’ha inferta il ministro Di Maio: “È a repentaglio la sicurezza dell’Italia”. E perché mai? Per “una bozza di risoluzione che ci disallinea dall’alleanza della Ue e della Nato”, che notoriamente “è un’alleanza difensiva” (come ben sanno Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia e altri beneficiari del nostro difensivismo). Prima di piazzare i cavalli di frisia agli usci e i sacchi di sabbia alle finestre, è bene individuare il nemico alle porte: il M5S, che vorrebbe inserire nella risoluzione di maggioranza per il dibattito parlamentare di martedì una frase che impegni il governo a non inviare altre armi in Ucraina o almeno a far prima votare le Camere. Il che, per il Draghetto Grisù, comporterebbe l’immediata uscita (pardon, “disallineamento”: fa più fine) dalla Nato e dall’Ue.

Abbiamo sempre difeso Di Maio da chi lo caricaturava come un bibitaro bifolco, anche se ora non ne ha più bisogno: gli bastano i baci della morte di Ballusti, Minzolingua, Sambuca, Merlo, Folli, Franco, rag. Cerasa, pidini, forzisti e renziani. Ma temiamo gli sfuggano un paio di particolari che un ministro degli Esteri dovrebbe conoscere: nella Nato e nell’Ue siedono diversi Paesi che non hanno inviato a Kiev nemmeno una fionda e/o non hanno sanzionato la Russia. Eppure nessuno li ha espulsi per “disallineamento”. Quindi non si comprende quali pericoli correrebbe la sicurezza nazionale se l’Italia tornasse all’art. 11 della Costituzione e la smettesse di armare un paese non alleato: cosa che non ha mai fatto prima con altri popoli aggrediti, dai curdi ai russofoni del Donbass massacrati per otto anni dalle truppe ucraine. Non solo l’Italia non rischierebbe nulla, ma tornerebbe protagonista di una svolta europea (come due anni fa col Recovery): si accrediterebbe, insieme ai paesi che la seguirebbero, come mediatore del negoziato Kiev-Mosca. Tutti ormai sanno che è inevitabile, per gli ucraini che contano 500-1000 morti al giorno e per i danni devastanti di una guerra lunga sull’economia europea. Ma nessuno fa il primo passo. Ora il M5S, finché è il primo gruppo parlamentare, potrebbe intestarsi anche quel merito. Se invece il “disallineamento” che teme il Draghetto Grisù è quello tra le sue terga e la poltrona, dispiace, per carità. Ma abbiamo problemi lievemente più seri.

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