Il disallineato

Oltre al razionamento dell’energia e dell’acqua, le autosanzioni occidentali, la battaglia del gas e del grano, la cobelligeranza per difendere il Donbass a sua (e nostra) insaputa, la siccità, il revival del Covid e del carbone, i rincari di bollette, benzina e materie prime, l’inflazione, la recessione, i cinghiali, i rifiuti a 35 gradi all’ombra, le cavallette in Sardegna e il governo Draghi in tutta Italia, attendevamo la mazzata finale. E prontamente ce l’ha inferta il ministro Di Maio: “È a repentaglio la sicurezza dell’Italia”. E perché mai? Per “una bozza di risoluzione che ci disallinea dall’alleanza della Ue e della Nato”, che notoriamente “è un’alleanza difensiva” (come ben sanno Serbia, Afghanistan, Iraq, Libia e altri beneficiari del nostro difensivismo). Prima di piazzare i cavalli di frisia agli usci e i sacchi di sabbia alle finestre, è bene individuare il nemico alle porte: il M5S, che vorrebbe inserire nella risoluzione di maggioranza per il dibattito parlamentare di martedì una frase che impegni il governo a non inviare altre armi in Ucraina o almeno a far prima votare le Camere. Il che, per il Draghetto Grisù, comporterebbe l’immediata uscita (pardon, “disallineamento”: fa più fine) dalla Nato e dall’Ue.

Abbiamo sempre difeso Di Maio da chi lo caricaturava come un bibitaro bifolco, anche se ora non ne ha più bisogno: gli bastano i baci della morte di Ballusti, Minzolingua, Sambuca, Merlo, Folli, Franco, rag. Cerasa, pidini, forzisti e renziani. Ma temiamo gli sfuggano un paio di particolari che un ministro degli Esteri dovrebbe conoscere: nella Nato e nell’Ue siedono diversi Paesi che non hanno inviato a Kiev nemmeno una fionda e/o non hanno sanzionato la Russia. Eppure nessuno li ha espulsi per “disallineamento”. Quindi non si comprende quali pericoli correrebbe la sicurezza nazionale se l’Italia tornasse all’art. 11 della Costituzione e la smettesse di armare un paese non alleato: cosa che non ha mai fatto prima con altri popoli aggrediti, dai curdi ai russofoni del Donbass massacrati per otto anni dalle truppe ucraine. Non solo l’Italia non rischierebbe nulla, ma tornerebbe protagonista di una svolta europea (come due anni fa col Recovery): si accrediterebbe, insieme ai paesi che la seguirebbero, come mediatore del negoziato Kiev-Mosca. Tutti ormai sanno che è inevitabile, per gli ucraini che contano 500-1000 morti al giorno e per i danni devastanti di una guerra lunga sull’economia europea. Ma nessuno fa il primo passo. Ora il M5S, finché è il primo gruppo parlamentare, potrebbe intestarsi anche quel merito. Se invece il “disallineamento” che teme il Draghetto Grisù è quello tra le sue terga e la poltrona, dispiace, per carità. Ma abbiamo problemi lievemente più seri.

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