Ma mi faccia il piacere – Il Fatto Quotidiano

Giggino ‘o atlantista. “I dirigenti della prima forza politica in Parlamento, invece di fare autocritica, attaccano con odio e livore il ministro degli Esteri e portano avanti posizioni che mettono in difficoltà il governo in sede Ue. Un fatto molto grave. Vengo accusato dai dirigenti della mia forza politica di essere atlantista ed europeista… Rivendico con orgoglio di essere fortemente atlantista ed europeista. Abbiamo precise responsabilità: in ballo c’è il futuro dell’Italia e dell’Europa” (Luigi Di Maio, M5S, 19.6.2022). “La nostra posizione sulla Nato è sempre stata coerente: andare oltre la Nato. Cambiare il livello di impegno. In questo momento siamo dei pazzi a portare le nostre truppe al confine con la Russia. Questo è un dibattito che non abbiamo scatenato noi, ma addirittura il presidente degli Stati Uniti d’America, mettendo anche lui in dubbio la Nato. Quindi noi, nel nostro piccolo, siamo stati precursori di un dibattito che ci sarà a livello planetario sulla Nato e nello specifico tra i Paesi membri. Vi ricordo che la Nato in questo momento sta portando truppe al confine della Russia quando noi crediamo che non sia assolutamente indicato. È da folli fare questa cosa. Quello che chiediamo noi è rivedere quello che è l’impegno dell’Italia nella Nato. E ci fa piacere che anche Trump venga su questa linea” (Di Maio, vicepresidente M5S della Camera, Lapresse, 13.1.2017). “L’Euro non è democratico. Bisogna prevedere procedure per uscirne con un referendum consultivo per chiedere ai cittadini italiani se vogliono uscire della moneta unica: uno Stato sovrano deve poter gestire la propria moneta. In caso di esito favorevole, ci si potrà organizzare con altri Stati usciti dall’Euro oppure prevedere un ritorno alla Lira. Servirà prima una legge costituzionale che ci impegneremo a realizzare nella prossima legislatura” (Di Maio alla Stampa estera, 23.3.2017). Senza parole. Le ha consumate tutte lui.
Fondi neri. “Col salario minimo, ‘nero’ ai massimi” (Luigi Sbarra, segretario Cisl, Libero, 13.6). Se gli dai 9 euro all’ora, li portano subito alle Cayman.
La parola all’esperto. “Questo voto certifica la morte del grillismo. Letta ora dialoghi con noi” (Matteo Renzi, leader Iv, Repubblica, 14.6). Che siamo già morti da un pezzo.
Transennate i seggi. “Calenda: c’è un’area riformista che riporta la gente a votare” (Corriere della sera, 14.6). Infatti il 45% e rotti degli italiani si sono astenuti e Azione l’ha votata lo 0,4%.
Rosatellum. “I sondaggi non ci rappresentano” (Ettore Rosato, coordinatore Iv, Messaggero, 14.6). Infatti vi danno al 2% e avete preso lo 0,1%.
Fluid. “Bienvenue monsieur Mélenchon” (Riformista, 14.6). O madame?
Chiagni e fotti. “Boschi: ‘Banca Etruria, caso chiuso. Ho pianto per mio papà innocente, contro di me anche insulti sessisti. Nessun grillino mi ha mai chiesto scusa’” (Repubblica, 16.6). E con le migliaia di risparmiatori rovinati da Etruria amministrata e vicepresieduta dal babbo chi si scusa? La zia?

Double face. “La scandalosa sentenza double face per Andreotti. Che ha consentito ad alcuni di considerare l’ex presidente del Consiglio come una vittima di Cosa Nostra, ad altri alla stregua di un conclamato mafioso” (Paolo Mieli, Corriere della sera, 16.6). Infatti alcuni non l’hanno letta, altri sì.
La differenza. “Berlusconi: ‘Finiscono in galera mille innocenti l’anno’” (Giornale, 10.6). I colpevoli invece vanno al Parlamento europeo.
Congiuntivite. “La scaletta era diversa. Ma se la fossimo studiata così non saremmo riusciti a farla così bella!” (Federico Sboarina, sindaco FdI di Verona, 10.6). Fantocci, batti lei.
Sportività. “Il magistrato non poteva aspettare?” (Ignazio La Russa, senatore FdI, sull’arresto di un candidato di FdI a Palermo per voto di scambio con la mafia, 10.6). E lasciargli completare il delitto: non s’interrompe un’emozione.
Il titolo della settimana/1. “Cosa vuol dire de-orlandizzare? Palermo e la speranza di una città non più sul modello Ucciardone” (Foglio, 14.6). Trasferendo l’Ucciardone direttamente in Comune.
Il titolo della settimana/2. “La strategia di Letta: sei punti per unire Calenda e Conte” (Stampa, 15.6). Di sutura.
Il titolo della settimana/3. “La discarica di Malagrotta in cenere. Disastro ambientale provocato dalla magistratura” (Aldo Torchiaro, Riformista, 17.6). Dài su, è vero che ti han condannato a 3 anni per false fatture, però non fare così.
I titoli della settimana/4. “Di Battista a Mosca ma solo per fare l’ennesima vacanza” (Filippo Facci, Libero, 18.6). “Dibba fa uno spottone a se stesso e alla sua famiglia editoriale allargata” (Massimiliano Panarari, Stampa, 18.6). Andare in Russia è già grave, ma farlo senza chiedere il permesso a Facci e Panarari (ma chi cazz’è?) è imperdonabile.
Il titolo della settimana/5. “Il ‘metodo Monza’ per l’area Draghi” (rag. Claudio Cerasa, Foglio, 10.6). Arriva pure la monaca?
Il titolo della settimana/6. “Armi, armi e ancora armi” (Adriano Sofri, Foglio, 16.6). È il suo modo di confessare dopo 50 anni.

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