Ma mi faccia il piacere – Il Fatto Quotidiano

Rotture. “Io, ‘nano’ contro la violenza di Fascina. ‘Riposi in pace’ da Berlusconi? Si è rotto qualcosa” (Renato Brunetta, ex FI, Corriere.it, 24.7). Le palle?
Legge Bacchelli. “Allora, e questa volta lo chiedo io, chi lo finanzia, perché un giornaletto pare edito solo per lui? Come mai solo Putin si è detto felice della decisione di Draghi?” (Natalia Aspesi a un lettore che difende il Fatto e Conte dalle calunnie di un altro lettore e della giornalista, Venerdì di Repubblica, 22.7). Vedi, cara, il Fatto è nato nel 2009, nove anni prima che Conte si affacciasse in politica, e l’hanno sempre finanziato i suoi lettori e i suoi abbonati, diversamente dal tuo, finanziato prima da De Benedetti, anche in tandem con la propaganda putiniana in cambio dell’inserto mensile Russia Today, e ora dagli Agnelli. Serve altro?
Nostradamus della mutua. “Finirà così, con un Draghi-bis. Mattarella al voto anticipato non ci andrà mai. Letta aspetta di conoscere i numeri di quelli che lasceranno Conte per emigrare da ‘Giggino’ (sono già 61) per togliere l’alibi a Draghi”, “Almeno altri 20 parlamentari grillini pronti a lasciare Conte. Su 46 eletti al Senato, 19 hanno dichiarato espressamente che voteranno la fiducia a Draghi” (Dagospia, 17.7). “40 scissionisti M5S sono il punto di rottura per uscire dall’impasse: serviranno a Letta per spiegare a Draghi che il M5S non esiste più (e quindi si può inaugurare un Draghi-bis): all’opposizione ci andrà il ‘partito di Conte’” (Dagospia, 18.7). “Tutte le strade che portano al Draghi bis. Dieci indizi per capire dove finirà il pendolo del premier: la svolta c’è”, “Salvini governista. La Lega traballa ma non molla” (rag. Claudio Cerasa, Foglio, 19.7). “Conte terrorizzato dalla scissione: è pronto a rimangiarsi la sfiducia al premier” (Libero, 20.7). “Perché Draghi accetterà il rischio di rimanere” (Gianfranco Pasquino, Domani, 20.7). “È ormai difficile trovare qualcuno disposto a credere che oggi al senato o domani alla Camera Mario Draghi uscirà di scena. Tutto concorre a trattenerlo alla guida del governo per l’ultimo tratto di legislatura” (Stefano Folli, Repubblica, 20.7). “Lega e Fi per la stabilità. Zaia convince Salvini” (Messaggero, 20.7). “Domattina mi sveglio sereno. Assolutamente sereno. Domani sarà una bella giornata, ne sono sicuro” (Enrico Letta, segretario Pd, 20.7). “Cosa succede oggi? Ma niente!” (Pierferdinando Casini, senatore Pd, 21.7). “Finirà bene” (Matteo Renzi, senatore Iv, 21.7). Ma infatti.

Latte e Mieli. “Draghi è stato strepitoso. Discorso memorabile, asciutto, per niente democristiano, un pugno nello stomaco ai partiti. Gliele ha cantate, ne esce a testa alta. Il discorso sarà letto e rivalutato. Draghi resterà una persona spendibile” (Paolo Mieli, In Onda, La7, 21.7). Slurp.
Giggino, è lei? “Non c’è dubbio, la caduta di Draghi è un regalo al Cremlino” (Maurizio Molinari, direttore Repubblica, 20.7). La Repubblica di Scalfari dettava la linea a Pci e Dc. La Repubblica di Sambuca si fa scrivere i testi da Di Maio.
Ideona/1. “Un nuovo partito al centro. La tentazione di Moratti” (Corriere della sera, 24.7). Giusto ciò che mancava.
Ideona/2. “Gelmini e Carfagna? Spero tanto scelgano noi” (Carlo Calenda, leader Azione, Corriere della sera, 24.7). Sarebbero soddisfazioni.
Sciagure. “Manca solo che le rane cadano morte dal cielo, come nel film Magnolia. Per il resto c’è tutto: pandemie varie, dal Covid al vaiolo delle scimmie, la più lunga crisi economica della storia contemporanea, la guerra, la siccità che scioglie i ghiacciai e prosciuga i campi. ‘What else’? Una crisi di governo in questo pandemonio” (Walter Veltroni, Corriere della sera, 23.7). E l’editoriale di Veltroni dove lo mettiamo?
Smemoranda/1. “Draghi ha chiesto: ‘Volete lo sviluppo o l’aria condizionata?’” (Elsa Fornero, Stampa, 23.7). In effetti una tale cazzata potrebbe averla detta solo lui, ma non l’ha detta. Ha detto questa che è ancora meglio: “Volete la pace o l’aria condizionata?”.
Smemoranda/2. “Quando siamo andati via dal governo Conte, abbiamo reso un servizio alla patria. L’Italia è stata nelle mani di questo incapace. E la responsabilità è di qualcuno che letteralmente ha deciso di fargli fare il presidente del Consiglio. Una responsabilità veramente grave” (Ivan Scalfarotto, deputato Iv, 17.7). E lo sai chi è quel qualcuno che nell’agosto 2019 si assunse quella grave responsabilità? Il nome inizia per M. e il cognome per R.
Smemoranda/3. “Avevo allertato il Pd quando si associò ai 5 stelle, un po’ per servilismo un po’ per populismo, nella sciaguratissima riforma che ha ridotto i parlamentari da 915 a 600” (Mattia Feltri, Stampa, 22.7). A parte il fatto che la sciaguratissima riforma l’han plebiscitata gli italiani col 69,96% di Sì al referendum, i parlamentari erano 945, non 915.
Il titolo della settimana/1. “Coincidenza: i più dubbiosi sui vaccini hanno fatto cadere Draghi” (Foglio, 21.7). Tipo Conte, quello che nel 2020 li aveva comprati.
Il titolo della settimana/2. “I peggiori politici di tutti i tempi” (Concita De Gregorio, Stampa, 22.7). Per adeguarsi alle peggiori conduttrici di tutti i tempi.

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