La Direzione – Il Fatto Quotidiano

Ogni volta che il Pd tiene una Direzione, si capisce meglio cos’è un ossimoro, trattandosi di un partito nato senza una direzione e peggiorato strada facendo. Ma quella di oggi sarà utile: non per capire la direzione del Pd (fatica sprecata), ma per intuire le ragioni delle alleanze di Letta: sì a LeU; sì a Renzi, Calenda e Di Maio; sì a Brunetta, Gelmini e Carfagna; no al M5S. Una scelta demenziale per motivi pratici, etici e politici.

Motivi pratici. Il Rosatellum è un misto di proporzionale e di maggioritario che può dare la maggioranza assoluta dei seggi al partito o alla coalizione che supera il 40%. Una legge orrenda, votata da Pd, FI e Lega con i no di M5S, Leu e FdI. Ma, siccome non è stata cambiata, è con quella che si gioca. Tutti i dati confermano che, contro le destre unite (almeno fino al 25 settembre), non c’è partita, salvo che tutti gli altri si coalizzino (almeno fino al 25 settembre). Altrimenti non solo Meloni sarà legittimamente premier, ma le destre potranno superare i due terzi dei seggi e cambiarsi la Costituzione senza referendum. Unire Pd, M5S, partitini di centro e di sinistra è difficile: ma chi dice di voler battere le destre dovrebbe almeno provarci, partendo da chi ha più voti. Il Pd è al 22%, il M5S al 10-12, tutti gli altri sotto il 3-4: chi butta via il 10-12% vuole perdere.

Motivi etici. Il trasformismo (348 cambiacasacca nella scorsa legislatura, 290 in questa) è, al netto dei reati, il peccato mortale della politica, che gonfia qualunquismo e astensionismo. Anziché scoraggiarli, Letta premia i voltagabbana: Calenda e Renzi, eletti col Pd e messisi in proprio (alleandosi con la destra per far perdere Regioni e Comuni al Pd); Di Maio&C. e il trio Brunetta-Gelmini-Carfagna, eletti con M5S e con FI e fuggiti con le poltrone.

Motivi politici. Letta non vuole il M5S perché ha negato la fiducia al governo Draghi (senza però rovesciarlo: per quello sono stati determinanti Lega e FI). Ma vuole Renzi, che nel 2014 rovesciò il governo Letta (da segretario del Pd) e nel ’21 il Conte-2 (da leader scissionista di Iv). Ma il Letta e il Conte-2 erano di centrosinistra, mentre il Draghi era un governissimo destra-centro-sinistra. È più grave mettere in crisi (fra l’altro con 9 proposte progressiste e a fine legislatura) un governo con Lega e FI che due governi progressisti? E che senso ha legare al governo Draghi le alleanze elettorali del Pd? Se Lega e FI avessero confermato la fiducia a Draghi, il Pd imbarcherebbe pure loro? Per votare la fiducia, Conte chiedeva a Draghi il salario minimo e la conferma del Rdc, che Renzi, Calenda e Brunetta vogliono radere al suolo come FI, Lega e FdI. Davvero Letta pensa di battere le destre alleandosi con chi ha il loro stesso programma?

Sorgente: La Direzione – Il Fatto Quotidiano

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