Sala & Tabacci – Il Fatto Quotidiano

Stavamo per cascare nella trappola dello scoop della Stampa sul ruolo dell’ambasciata russa nella decisione di Salvini di negare la fiducia a Draghi. Poi ci ha aperto gli occhi una prova più rocciosa della smentita di Gabrielli: la firma di Jacopo Iacoboni. Noto negli ambienti del fantasy perché vede Putin dappertutto, anche nella siccità e nell’acidità di stomaco, il commissario Iacoboni è il segugio che smascherò la Mata Hari putinian-grillina Beatrice Di Maio, salvo scoprire che era la moglie di Brunetta (che ora si spera segua il marito nei Democratici Progressisti cari anche a Iacoboni). Del resto, se la caduta di Draghi l’avesse voluta Putin, il suo primo complice sarebbe Draghi, che vi si è impegnato molto più di lui: per fare un dispetto a Putin gli sarebbe bastato non insultare la Lega e i 5Stelle mentre chiedeva loro la fiducia. Invece s’è sfiduciato da solo, putiniano che non è altro.

In attesa del prossimo scoop del commissario sul ruolo di Putin dietro la triade monnezza-cinghiali-incendi a Roma ora che non c’è più la Raggi, la notizia del giorno la dobbiamo al Foglio. Infatti riguarda un fenomeno clandestino quasi quanto il Foglio: il Partito dei Sindaci che impegna Di Maio, Tabacci e Sala. Impegno comprensibile per Di Maio e Tabacci, a caccia di un posto al sole e soprattutto a sedere; meno per Sala, che già fa il sindaco. Tabacci porta il simbolo Centro democratico che, già presente in altre elezioni (dal Pleistocene), non necessita di firme e viene offerto ogni volta in franchising al bisognoso di turno: nel 2018 la Bonino, ora i postulanti dimaiani che, non arrivando a 73,5 elettori, 73.500 firme se le scordano. Lo scopo dichiarato è “dare voce ai 2mila sindaci per Draghi”. Ma, nota sconsolato il Foglio, “all’accordo manca il punto fondamentale: trovarli questi benedetti sindaci. Almeno uno”. Be’, dài, almeno un paio su 2mila si troveranno, no? No: “Nessuno vuol fare la figura del fesso che mette la faccia su un cartello che rischia di servire solo a rieleggere Di Maio, Tabacci e qualche altro fedelissimo” (un pensiero commosso alla Azzolina e agli altri 62 geni che fanno da poltrona a Giggino). Si dava per scontato Pizzarotti (che fra l’altro non è sindaco), ma si defila persino lui: “Non ho aderito a progetti elettorali”. Ah ecco. Sala sindaco lo è, ma proprio per questo non può: “Do una mano a Di Maio, ma non farò parte di nulla”. Mannaggia. “Manca il front runner”, qualunque cosa significhi: Sala potrebbe prestare Stefano Boeri, che però fa l’architetto, non il sindaco. E andrebbe perlomeno interpellato: mica è un ficus. La notizia più ferale è che si sta scoglionando pure Tabacci: “Non parlo di cose elettorali, non ho tempo da perdere, sto lavorando al Cipess”. O al Cipress.

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