Ma mi faccia – il piacere – Il Fatto Quotidiano

Ha stato Putin/1. “L’arma dei migranti sul voto. I barconi spinti in Italia dai mercenari russi della Wagner” (Repubblica, 29.7). “Dalla caduta di Draghi raddoppiati gli sbarchi di migranti dalla Libia. Mosca coinvolta. Zanda (Pd): ‘Le pressioni russe sono davanti ai nostri occhi’” (Repubblica, 30.7). Quindi l’immigrazione non è un fenomeno spontaneo? Quindi i “taxi del mare” esistevano veramente?

Ha stato Putin/2. “Vogliamo sapere se è stato Putin a far cadere il governo Draghi” (Enrico Letta, segretario Pd, 28.7). Già che ci sei, fatti dire chi è stato a farlo nascere.

Ha stato Putin/3. “Gelmini e Mara in Azione: FI ormai schiacciata su Salvini, qui non si trama coi russi,” (Messaggero, 30.7). Bei tempi quando non c’era Salvini e a tramare coi russi ci pensava papi Silvio.

Avrà stato Putin/1. “Rischio di infiltrazioni russe nel voto” (Pierferdinando Casini, Stampa, 30.7). Ma solo se lui non viene rieletto.

Avrà stato Putin/2. “Quanto vale l’Italia per Putin. Per il Cremlino le elezioni del 25 settembre possono rappresentare uno spartiacque” (Maurizio Molinari, Repubblica, 31.7). E quanto vale Sambuca per Biden?

Che pretese. “No al terzo mandato. Le ‘anime perse’ grilline in cerca di posti (retribuiti)” (Messaggero, 25.7). Hai capito? Non solo vogliono lavorare, ma financo essere pagati.

La mela marcia. “La bella follia di Renzi: cercare voti con il garantismo. Ma serve un mea culpa sul sostegno a Gratteri” (Tiziana Maiolo, Riformista, 28.7). Non bin Salman: Gratteri, quel pericoloso incensurato che gli rovina il curriculum.

Neolingua/1. “La mia è stata una scelta di coerenza” (Maria Stella Gelmini, deputata FI passata ad Azione, Stampa, 30.7). La coerenza è del resto la virtù tipica dei voltagabbana.

Neolingua/2. “Addio al Movimento, ora in campo con i progressisti. I cittadini vogliono stabilità. Nelle urne premieranno chi ha avuto senso di responsabilità. Bisogna aiutare il Paese con una visione internazionale, fatta di progresso e diritti civili. Ne parlerò con la mia famiglia” (Federico D’Incà, deputato e ministro M5S, Repubblica, 31.7). “Il M5S è una casa che non riconosco più, non ne capisco le logiche. Dialogo col Pd. Candidarmi in un’area progressista? Sto riflettendo” (Davide Crippa, deputato e capogruppo M5S, Corriere della sera, 31.7). É il loro modo per dire “A Enrì, ricòrdate de l’amici!”.

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