Scusario Aggiornato – Il Fatto Quotidiano

La difesa di Romano La Russa per il saluto omonimo entra di diritto nella top ten dello Scusario Politico: “Chi vuol confondere il rito del ‘presente’ col saluto fascista è ignorante: ignora una tradizione militare che vige da secoli”. Poi taglia la testa al toro: “Eravamo 15 vecchi rincoglioniti”. Ma purtroppo non si coordina col suo partito, FdI (e quale sennò?), che in una nota nega il gesto ammesso dallo stesso autore rincoglionito: “Emerge con chiarezza che il movimento del braccio di Romano non ha nulla a che fare col saluto fascista, ma al contrario testimonia il suo invito ai presenti ad astenersi dal saluto”. Dalle due versioni e dal video si deduce che il La Russa minor saluta romanamente per dissuadere gli altri dal farlo. Lui è così: per evitare che uno si metta le dita nel naso, se le mette lui; e, per scongiurare il rischio che qualcuno orini dal balcone, orina lui. Così ci costringe ad aggiornare la classifica dello Scusario, insidiando il primo posto a B., che lo deteneva per le scuse su Ruby (marocchina) “nipote di Mubarak” (egiziano) e sui bonifici milionari: “La pagavo perché non si prostituisse” (essendo il pagamento il requisito della prostituzione, quell’alibi inaugurò la corrente del Dadaismo Penale).

Terzo Claudio Scajola, che si dimette “perché un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri senza saperne il motivo” (testuale). Quarto Matteo Orfini, sui rapporti fra il Pd e il duo Buzzi-Carminati: “Buzzi era insospettabile e incensurato” (a parte un ergastolo per aver assassinato un collega con 34 coltellate) e, quanto a Er Cecato (ex Nar ed ex Banda della Magliana), sono “i servizi segreti che non si sono accorti di cosa faceva” (potevano regalargli il dvd di Romanzo criminale). Quinta Lella Paita, che in Liguria straperde con Toti e spiega: “Alla città di Genova le donne non sono mai piaciute”. Sesta Alessandra Moretti che, doppiata da Zaia in Veneto, se la prende con Renzi, cioè col segretario e premier che l’ha candidata: “Ha pesato il giudizio negativo sul governo”. Settima Marianna Madia, accusata di aver copiato intere pagine della tesi di dottorato: “È come dire che plagia Pitagora chi usa il teorema” (sì, ma se spacci il teorema di Pitagora per teorema di Madia, è plagio). Ottavo Giorgio Napolitano che tenta di non testimoniare sulla Trattativa perché “non ho nulla da dire” (come se lo decidesse lui, non i pm: infatti poi parla tre ore). Nono Attilio Fontana sui 5 milioni in Svizzera gestiti da due trust alle Bahamas: “Era una cosa purtroppo di moda”. Decimo Francesco Schettino che incolpa del naufragio non il suo folle inchino, ma “uno sperone di roccia che non doveva essere lì” (s’è spostato?). Però, stranamente, non è un politico. Non ancora.

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