Ma mi faccia il piacere – Il Fatto Quotidiano

Smemorgnini/1. “Siamo una nazione smemorata e talvolta irriconoscente. Della nostra ingratitudine, di conseguenza, ci scordiamo in fretta. Mario Draghi nel 2021 è arrivato per mettere insieme i cocci della politica… Cocci populisti, cocci di destra: sempre cocci sono. Draghi, in venti mesi, ha dovuto affrontare la pandemia” (Beppe Severgnini, Corriere della sera, 23.10). Smemorati e ingrati, Draghi e la pandemia: ahahahahah.

Smemorgnini/2. “Draghi ha ottenuto i fondi del Pnrr. Senza il lavoro meticoloso del suo governo, quei soldi non sarebbero arrivati. Chi sostiene il contrario è male informato o in malafede” (Severgnini, ibidem). Smemorati e ingrati, Draghi e i fondi del Pnrr: ahahahahah.

Non lo meritavamo. “Quando al governo arrivò Mario Draghi… tutti gli altri si sono genuflessi all’autorevolezza, alla competenza, al prestigio… Ma aspettavano solo il momento buono per liberarsene. Draghi era troppo per loro, troppo per averlo tra i piedi, e l’hanno fatto fuori con dissimulazioni verbali di rilievo ginnasiale, ed esecuzione accompagnata da un lutto sbrigativo. Per un Paese mezzo disastrato, una figura da baby gang. Ma non siamo i soli. A Bruxelles l’hanno accolto come un messia, dopo gli sfasciacarrozze precedenti… Il tempo di Draghi è finito, e mai è finito quello dei Draghi locopei” (Mattia Feltri, Stampa, 22.10). Dài, su, non fare così: poi passa.

Madre in Italy. “La Meloni chiede un’auto italiana” (Libero, 22.10). Cioè di un’azienda che ha sede fra Parigi, Londra e Amsterdam.

Logica stringente. “Spettacolo indegno del futuro Governo sulla politica estera con veline, audio e smentite. La posizione internazionale del Paese è cosa seria non un circo. I compromessi insostenibili si pagano caro. La prova che ha fatto bene Enrico Letta a evitare l’accordo con i Cinque Stelle” (Marianna Madia, deputata Pd, Twitter, 19.10). Siccome Letta non ha fatto l’accordo coi 5Stelle propiziando la vittoria della destra che ora dà uno spettacolo indegno, è tutta colpa dei 5Stelle. Fila, no?

Agli ordini. “Dalla destra mi aspetto ordine” (Alessandro Profumo, ad di Leonardo, Libero, 17.10). Ma soprattutto ordini.

Aspetta e spera. “Se aspetti me ministro, muori di vecchiaia alla stazione” (Guido Crosetto, 24 giorni prima di giurare come ministro Fdi della Difesa, Twitter, 27.9). Invece è morto dal ridere.

L’estremo sacrificio. “Ministro, ma non per sua volontà. Guido Crosetto l’ha ribadito fino alla nausea in campagna elettorale… e lo ribadisce ancora una volta… ‘Io non volevo fare il ministro perchè per me significa diminuire almeno del 95% le mie entrate’” (Stampa, 22.10). Io al momento non ho spicci, ma appena mi libero facciamo una colletta.

Ha stato Putin. “Tenuta sociale a rischio. E Mosca soffia sulla rabbia delle piazze” (Crosetto, Repubblica, 23.10). Ah, non è la gente che è incazzata per il caro bollette: è Putin che soffia.

Giorgia s’allarga. “Nell’èra di Meloni neanche l’assalto fascista alla Cgil è di matrice fascista. Le motivazioni della prima condanna per le violenze di un anno fa, guidata da Forza Nuova, non riconoscono la radice neofascista” (Domani, 18.10). Hai capito ‘sta Meloni: non solo presidente del Consiglio, ma pure del Tribunale di Roma.

Sommersi e Salvati. “La fine del Pd è una balla” (Michele Salvati, Foglio, 20.10). Però, se Salvati lo consiglia ancora un po’, si avvera.

Magari. “La Lega punta a sostituire il capo del Dap Renoldi” (Dubbio, 20.10). Dopo la Cartabia, chiunque può fare cose buone: persino la Lega.

Il factotum. “Il moderato Lupi con pochi voti s’è preso il centro della scena” (Daniela Preziosi, Domani, 20.10). Dev’essere per questo che non ha avuto nemmeno mezzo ministro: aveva già il centro della scena.

Il giogo sporco. “Liberiamo i pm dal ‘giogo’ dell’appello alle assoluzioni” (Alessandro Perrotta, avvocato, Il Dubbio, 19.10). Che gentile: allora, già che ci siamo, liberiamo pure gli avvocati dal “giogo” dell’appello alle condanne

Il titolo della settimana/1. “Salvini giura, poi subito al lavoro” (Libero, 23.10). Un’esperienza inedita.

Il titolo della settimana/2. “È il governo di Giorgia” (Stampa, apertura di prima pagina, 22.10). Ma non mi dire.

Il titolo della settimana/3. “Draghi e le ultime ore a Palazzo Chigi: un periodo di vacanza? Chiederò a mia moglie” (Corriere della sera, 23.10). Nel caso, mandateci una cartolina.

Il titolo della settimana/4. “Il ricatto: così la destra vuole mettere all’angolo Berlusconi e i liberali” (Piero Sansonetti, Riformista, 18.10). Berlusconi e i liberali, ma anche il Sahara e gli ombrelli.

Il titolo della settimana/5. “Attento Pd, non gettare il riformismo con l’acqua sporca” (Fabrizio Cicchitto, Riformista, 18.10). Fai come me, confluisci nella P2.

Il titolo della settimana/6. “Giuliano Amato. Un giudice tra i carcerati” (Repubblica, 19.10). Per sentire aria di casa.

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