Autopsie alla Nordio – Il Fatto Quotidiano

La serie “Le tragicomiche avventure del dottor Nordio” prosegue al ritmo di un episodio al giorno. Ieri, nel quotidiano monologo su La7, il garrulo Guardagingilli ha rivelato che le intercettazioni sono inutili perché “i mafiosi non parlano al telefono”: gliel’han detto loro in una telefonata. Il fatto che, per chi parla solo dal vivo, esistano le intercettazioni ambientali (cimici o trojan), lui non è tenuto a saperlo: è solo un ex pm che fa il ministro della Giustizia. Però ha sentito dire che “il trojan è un’arma incivile e va tolta”, casomai qualche mafioso non parlasse al telefono. Aggiunge che le intercettazioni hanno fatto una strage: e giù una lista di cadaveri eccellenti, tutti morti per cause naturali, ma collegati alle intercettazioni dalle speciali autopsie di Nordio. Il primo è l’ex procuratore di Roma Michele Coiro, mai intercettato né indagato. Nel 1996, appena il capo dei gip Squillante – a libro paga di Previti&C. – scoprì una cimice al bar Tombini, a colazione con la signora Iannini in Vespa, altri due giudici e un avvocato Fininvest, tempestò Coiro di telefonate perché scoprisse chi lo indagava, e lui si informò. Siccome Squillante era intercettato, fu ascoltato pure Coiro. Che fu subito promosso dall’Ulivo capo del Dap e morì nel ’97 per ictus, non per intercettazioni. Il secondo è l’ex pm Ciccio Misiani, mai intercettato: lo era sempre Squillante. Misiani lo incontrò al bar Mandara e fu ascoltato pure lui mentre l’altro gli parlava dei suoi conti esteri e del suo timore di accuse di mafia, e lui gli rivelava che l’accusa era “solo” corruzione. Indagato per favoreggiamento e poi assolto, morì 13 anni dopo di una grave malattia, non di intercettazioni.

Il terzo è Loris D’Ambrosio, consigliere di Napolitano, mai intercettato né indagato: i pm dell’inchiesta sulla Trattativa intercettavano Mancino, indagato per falsa testimonianza. Mancino chiamava Napolitano e D’Ambrosio per interferire nell’inchiesta: e quelli purtroppo rispondevano, così furono ascoltati anche loro. D’Ambrosio, cardiopatico, morì d’infarto, non di intercettazioni. La quarta è l’ex ministra Federica Guidi, fortunatamente viva e vegeta, mai intercettata né indagata: i pm di Potenza, indagando sulle tangenti petrolifere di Tempa Rossa, intercettavano il fidanzato lobbista dei petrolieri: lui spingeva un emendamento alla Finanziaria in loro favore coinvolgendo la compagna ministra; lei lo rimproverava di “usarla” come “sguattera del Guatemala”. Fatti e parole che la indussero alle dimissioni dal governo Renzi. Perché le intercettazioni hanno questo di brutto: registrano esattamente quello che uno fa e dice. E, se commette reati o altre indecenze, si viene a sapere. Nordio però non c’è bisogno di intercettarlo: basta microfonarlo.

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