Il Paese dei berluscloni

L’editoriale di Marco Travaglio

Il Paese dei berluscloni

Ingiustamente esclusi dalle pompe funebri a Camere, reti Mediaset ed edicole unificate nel primo anno dalla dipartita di B., partecipiamo al lutto mai estinto per il caro estinto. Col rimpianto che non possa godersi anche lui il Paese che per mezzo secolo ha rovinato, prima con le sue tv, poi con i suoi governi, ora con i suoi berluscloni. La Meloni, quella che non era ricattabile da lui perché non ce n’era bisogno, tiene alta la bandiera a suon di condoni e schiforme. E riceve i capi del G7 in un luogo che a lui sarebbe tanto piaciuto: Borgo Egnazia in val d’Itria, con finto paesino d’epoca, masseria, laghetti fasulli, piscine e jacuzzi medievali. Una Milano2 o una Villa Certosa salentina, ma senza mausoleo e vulcano artificiale. In compenso, se gratti la pietra leccese, potrebbe riaffiorare qualche mazzetta in lire: il fondatore del Borgo fu l’avvocato tributarista Sergio Melpignano, big di Tangentopoli, consulente di Previti e Acampora (12 anni e 8 mesi di galera in due), legato a giudici corrotti, palazzinari e politici bipartisan, arrestato e uscito patteggiando 18 mesi per corruzione. Il posto ideale per farci conoscere, ma soprattutto riconoscere dagli altri sei grandi del mondo, se solo sapessero dove sono finiti: sul web la fedina penale del fondatore è sbianchettata, quindi ricorderanno solo le prelibatezze del noto chef stellato “scomodo e ribelle”, e poi i brindisi, ovviamente con i vini di Bruno Vespa. Silvio, lassù o laggiù, sarà raggiante e un po’ geloso.

Ma non c’è celebrazione senza un tocco di trasversalità. E infatti quale miglior omaggio al berlusconismo della vittoria di Avs trainata da Lucano e Salis? Il primo è l’ex sindaco di Riace condannato in appello a 1 anno e 6 mesi per falso in atto pubblico, prescritto per un abuso e un altro falso, dunque rieletto sindaco ma pure eurodeputato: l’esultanza per la “rivincita” sui giudici e la condanna lavata da 188 mila preferenze sarebbe piaciuta a B., che – per ben altri delitti – inventò l’equazione preferenza=innocenza (“Sono un cittadino più uguale degli altri perché ho avuto i voti”). L’altro caso di berlusconismo di sinistra è quello della Salis, animata senz’altro dalle migliori intenzioni, ma con un pedigree non proprio consono alle istituzioni: quattro condanne definitive a 1 anno e 9 mesi per reati di attivismo politico e un processo molto dubbio in Ungheria per associazione a delinquere e lesioni. Anche i 176 mila elettori corsi a votarla erano animati dalle migliori intenzioni: quelle di liberarla. Ma l’idea dell’elezione come alternativa all’evasione sarebbe piaciuta un sacco a B.. Mentre si celebra il revival del bipolarismo, torna in mente il Guzzanti del 2001 nei panni di Rutelli: “Er Paese nun è de destra e manco de sinistra: er Paese è de Berlusconi!”. Prima da vivo, ora da morto.

 

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