Ma mi faccia il piacere

 

Crioterapia. “Meloni, il gelo del Quirinale” (Repubblica, 1.3). Il famoso gelo di Meloni.

Le ultime parole famose. “Partita aperta in Sardegna: il candidato di Meloni non vola, sinistra in corsa. Decide Soru?” (Riformista, 27.2). Come no.

Autoattentato. “Una folla di palestinesi assalta i camion degli aiuti umanitari a Gaza” (Corriere.it, 29.2). “Calca per gli aiuti, strage e accuse” (Corriere della sera, 1.3). “Folla fuori controllo, costretti a sparare” (Stampa, 1.4). “La verità ignorata sulla strage del pane. L’antisemitismo sempre più imperante incolpa Israele, ma le responsabilità stanno altrove. Gli uomini di Hamas sono piombati sulla folla calpestandola e sparando” (Fiamma Nirenstein, Giornale, 3.3). Diabolici questi palestinesi: si sparano e si pestano da soli per incolpare Israele.

Trova l’intruso. “Houti, attacco all’Italia. Azione di guerra dei ribelli yemeniti che lanciano un drone verso la nave ‘Cario Duilio’ che lo abbatte. Crosetto: grave violazione del diritto internazionale” (Repubblica, 3.1). Dicesi diritto internazionale inviare navi a casa d’altri e poi mettersi a strillare se quelli reagiscono.

L’intrepido. “Andare da soli alle Europee, più che un azzardo, io lo definire un atto di coraggio” (Matteo Renzi, Iv, Corriere della sera, 3.3). Più che altro non ti vuole nessuno.

Metodo Ferragni. “Il piano di Biden per destinare a Kiev 350 miliardi russi” (Corriere della sera, 3.3). Un altro che fa beneficenza coi soldi degli altri.

Cielito Olindo. “Rosa e Olindo tornano in aula: ‘Speriamo in un processo vero’” (Corriere della sera, 1.3). Quello in cui confessi una strage e ti assolvono.

Chiquita. “Giorgia porta a casa Chico” (Giornale, 2.3). “Meloni riporta Chico Forti in Italia” (Libero, 2.3). In cambio diamo via Olindo e Rosa?

C’è nero e nero. “Parte da Roma la corsa dei socialisti europei: ‘Mai con l’estrema destra’” (Messaggero, 2.3). A parte i compagni del battaglione Azov.

 

Fassinyahu. “Fassino: ‘Demonizzare Israele ostacola lo Stato palestinese’”, “Israele: destra e sinistra? La differenza non si vede” (Unità, pag. 5 e 6, 2.3). Ma infatti.

Progressismi. “Il candidato progressista francese Glucksmann: ‘L’Europa deve passare subito a un’economia di guerra’” (Stampa, 2.3). Per distinguersi dai conservatori.

Sfaccettato. “Mondiali di Atletica, Malagò: ‘Tanta amarezza, ci avevo messo la faccia’” (Repubblica, 2.3). Ma quante ne ha?

Bianco rosso e Verdini. “Accanimento della Procura: Verdini torna in carcere: ha partecipato a tre cene” (Francesco Storace, Libero, 28.2). “Verdini in cella per una cena illegale, metterlo in prigione è una ingiustizia” (Fabrizio Cicchitto, Unità, 1.3). “Perché Verdini è stato sbattuto in carcere: rischia 8 anni in cella per una cena… Una legge cretina e crudele” (Piero Sansonetti, Unità, 1.3). No, è per due condanne definitive a 12 anni per bancarotta fraudolenta.

Superballus 110%. “Truffa (80 milioni) col Superbonus: 9 gli arrestati”. “I cantieri non esistevano nemmeno, ma la banda di truffatori intascava ugualmente il ‘bonus facciate’” (Corriere della sera, 1.3). Ah, era il Bonus Facciate, però lo chiamiamo Superbonus perché fa più comodo.

Merli putiniani. “I putiniani nostri, che sono uno spettacolo… provano a deformare e a intorbidire la verità con espedienti che probabilmente gli stessi russi suggeriscono… E dunque per ora hanno rilanciato l’intrigo internazionale, di cui parla il tabloid tedesco Bild, e cioè il ‘giallo’ di uno scambio di prigionieri e di un complotto per impedire la liberazione concordata di Navalny che era lì lì per essere rilasciato” (Francesco Merlo, Repubblica, 20.2). “Navalny, l’ipotesi dei collaboratori: Aleksej doveva essere scambiato con il ‘killer di Tiergarten’” (Repubblica, 27.2). Oddio, che siano putiniani pure i collaboratori di Navalny? O tutta Repubblica prende ordini da Putin tranne Merlo?

Ultime dalla Cia. “Alla guerra, per difendere la pace” (Giuliano Ferrara, Foglio, 1.3). Uahahahahah.

Vitti ’na Crozza. “Crozza offende l’America. La memoria di JFK non si tocca” (Ermelinda M. Campani, Riformista, 27.2). Maurizio, prossima volta, chiedi il permesso a Ermelinda.

Da Montanelli a Sallusti. “Da 50 anni contro il coro” (Giornale, 1.3). Facciamo 20.

La pandemia. “I palestinesi creano un governi tecnico” (Libero, 26.2). Ecco dov’era nascosta l’Agenda Draghi.

Il titolo della settimana/1. “La vita di Navalny ha molto da insegnare agli utili idioti del putinismo che hanno scoperto i crimini di Putin solo dopo l’invasione dell’Ucraina” (rag. Claudio Cerasa, Foglio, 17.2). Tipo il Foglio.

Il titolo della settimana/2. “Meloni-Biden, avviso a Israele” (Messaggero, 2.3). Netanyahu sta già tremando.

Il titolo della settimana/3. “Qatargate, ecco cosa c’è nei faldoni nascosti delle difese” (Dubbio, 2.3). Altri sacchi di petrodollari?

Il titolo della settimana/4. “Se i cacciatori di bufale sono tutti di sinistra” (Libero, 2.3). Quelli di destra sono troppo occupati a fabbricarle.

 

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Ucraina: Travaglio sul Nove

Macron vuole inviare truppe Nato? Un idiota. E la von Der Leyen con la corsa al riarmo è una pazza

“C’è una corsa alla guerra? Ursula von der Leyen è una pazza mentre Macron è un idiota”. Così Marco Travaglio ad ‘Accordi&Disaccordi’, il talk politico in onda sabato sera su Nove condotto da Luca Sommi con la partecipazione di Andrea Scanzi, ha commentato le dichiarazioni belliciste della presidente della Commissione europea – Servono più armi, […]

 

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È tutto già accaduto

L’editoriale di Marco Travaglio

È tutto già accaduto

Se non fossimo sull’orlo della terza guerra mondiale, ci sarebbe da scompisciarsi a leggere le analisi delle meglio firme del bigoncio sui rapporti Pd-5Stelle dopo la Sardegna. Ci sono i vedovi inconsolabili del Centro estinto che continuano a vederlo dilagare nelle loro visioni notturne e teorizzano che solo un “moderato” può diventare premier (infatti siamo passati da B. a Meloni, dal Renzi “rottamatore” al Conte del governo gialloverde, il più antiestablishment mai visto). E ci sono gli smemorati, che si domandano angosciati come faranno Pd e M5S a governare insieme. Come se non l’avessero già fatto nel Conte-2, che gestì bene la pandemia, portò 209 miliardi di Pnrr e con investimenti pubblici come il Superbonus ci garantì la maggior crescita dell’Ue post- Covid. Poi il presunto “moderato” Renzi, che nei Paesi seri è considerato uno sfasciacarrozze (il FT lo ribattezzò Demolition Man), rovesciò quel buon governo e mando al potere con Draghi le destre autodistrutte sul Covid. Il resto lo fece quell’altro genio di Letta nel 2022: cacciò i 5Stelle, troppo pacifisti, per conto terzi. E si mise coi bellicisti della fantomatica Agenda Draghi: Calenda (che lo fregò pure), Bonino, Di Maio e altri frequentatori di se stessi. E spianò la strada all’Armata Brancameloni.

 

Ora Letta è tornato a Parigi a insegnare come si perdono le elezioni e gli elettori dem hanno scelto Schlein perché rivolti il Pd come un calzino. Elly nei fatti non ha ancora osato cambiare rotta sul bellicismo euroatlantista (il Pd ha appena votato la risoluzione von der Leyen “Armi uguale vaccini”), ma almeno a parole ha rotto con la narrativa guerrafondaia di BaioLetta. E ha scelto Conte come partner per battere le destre. La vittoria in Sardegna è solo il primo frutto di quella svolta, che è tutta interna al Pd. Perché è il Pd che deve cambiare politiche e dirigenti (gli stessi che avallarono unanimi le demenziali politiche di Renzi, poi la svolta positiva di Zingaretti, poi la sciagurata retromarcia di Letta). Non i 5S che il rinnovamento ce l’hanno nello Statuto col tetto dei due mandati: infatti sono stati loro a fornire una candidata nuova e credibile in Sardegna e a spingere per il civico D’Amico in Abruzzo. Se l’operazione riuscirà nelle altre elezioni locali, sarà cosa buona e giusta che Pd e M5S corrano uniti. Se invece, come in Basilicata e in Piemonte, il Pd si ostinerà su candidati e programmi di retroguardia, meglio marciare divisi (altrimenti saranno gli elettori a non seguire i leader) e ritrovarsi ai referendum contro le schiforme destronze e poi alle Politiche. Lì l’avversario sarà così mostruoso che anche l’elettore progressista più scettico non avrà dubbi fra il secondo governo Conte e il primo (e si spera ultimo) governo Meloni.

 

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Conte umilia Marsilio: “Un governatore in smart working”

Conte smonta Marsilio: “In smart working non si può governare, non si guida una Regione da Roma”.

 

Marco Marsilio, governatore uscente dell’Abruzzo e candidato delle destre per il bis alla guida della Regione, il centrosinistra gli rimprovera di essere “un marziano”. Nell’ultima fase del suo mandato, l’uomo della Meloni si è affannato a recuperare il tempo perso, anche per conoscere il territorio. Per esempio ha dovuto girare 305 comuni. Pur avendo i suoi genitori di Tocco da Casauria, infatti, il governatore è romano. E da romano è arrivato in Abruzzo. Ha praticamente fatto un viaggio inverso a quello di Ennio Flaiano. Da qui l’epiteto affibbiatogli di “marziano”. Ieri il leader del M5S, Giuseppe Conte, lo ha liquidato con una battuta che non avrebbe potuto essere più efficace.

 

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Il trio della buona morte

L’editoriale di Marco Travaglio

Il trio della buona morte

Ha cominciato Macron, ipotizzando l’invio di soldati della Nato in Ucraina. Ha proseguito la von der Leyen chiamando alle armi l’Europa per investire centinaia di miliardi dei cittadini in ordigni di morte “come con i vaccini” e facendo approvare dall’Europarlamento una demenziale risoluzione votata da tutti, eccetto il M5S (e incluso il Pd), per prepararci a combattere la Russia accanto all’Ucraina fino alla riconquista delle quattro regioni occupate da Putin dopo il 2022 e persino della Crimea annessa nel 2014, cioè in saecula saeculorum. Ieri, a completare il trittico infernale, ha parlato il segretario americano alla Difesa, Lloyd Austin, preannunciando la guerra mondiale Nato-Russia (ovviamente nucleare) perché “se l’Ucraina cade, Putin non si fermerà”. Scenario possibile in Transnistria e altri territori russofoni rivendicati da Mosca, per carità. Ma ad avanzare di più contro l’avversario in questi vent’anni è stata la Nato, tradendo per ben 16 volte l’impegno assunto con Mosca insieme agli Usa e all’Ue nel 1990 di non allargarsi neppure di un palmo a Est della Germania. Dopodiché la Nato passò da 16 a 32 Stati membri e rovesciò gli alleati di Putin in Serbia, Iraq e Libia. E ne fu ripagata della stessa moneta. Il risultato della lunga sfida alla Russia in nome di una pretesa imperiale fuori dal tempo e dalla storia lo vediamo non da due, ma da dieci anni in Ucraina: dal 2014, quando iniziò la lunga guerra civile poi sfociata nel 2022 nell’invasione russa. E in tutto il mondo, con una serie spaventosa di crisi dal Medio Oriente all’Africa, dalla Cina all’America Latina.

 

Purtroppo, al momento, l’unico leader del mondo a capire la tragedia che rischiamo per gli ultimi colpi di coda dell’impero americano al tramonto in un mondo ormai multipolare è il Papa. Gli attuali governanti degli Usa e dell’Europa al seguito sono un misto di demenza senile, idiozia politica e servaggio alla lobby delle armi. Pur di salvare la faccia e la poltrona, mentono a se stessi e quindi anche a noi, su tutto. Promettono vittorie nel conflitto ormai perso in Ucraina per non ammettere di averla condannata loro al massacro. Abbaiano con Netanyahu senza mordere per non ammettere che le stragi di palestinesi le hanno consentite loro con i veti all’Onu. E, nella loro coazione a ripetere, vaneggiano di guerre alla Cina per Taiwan e mettono su ridicole missioni anti-Houti per non ammettere che i pirati del Mar Rosso sono figli della questione palestinese rimossa anche da Biden, ma soprattutto della guerra saudita in Yemen. Ormai è chiaro che, se resteranno al potere, ci porteranno alla terza guerra mondiale. È questa l’unica vera partita delle elezioni europee e americane: o vengono spazzati via loro o saremo spazzati via noi.

 

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