Ma mi faccia il piacere – Il Fatto Quotidiano

Compro una vocale. “L’eterno ritorno del Cavaliere. Si prende il ruolo di federatore, spinto dalla sua inesausta volontà di potenza” (Gabriele Romagnoli, Stampa, 21.10). O di patonza.

Il vero vincitore. “Le elezioni Comunali hanno un solo vincitore: Draghi” (Claudia Fusani, Riformista, 20.10). “Altro che Pd! I veri trionfatori nelle urne sono Draghi e l’Europa” (Dubbio, 19.10). “La figura rassicurante del presidente del Consiglio ha probabilmente contribuito all’esito elettorale” (Stefano Folli, Repubblica, 19.10). Ha vinto senza nemmeno candidarsi, con la sola forza del pensiero.

Agenzia Sticazzi/1. “Il mio candidato al Colle è Mattarella, con Draghi ancora a Palazzo Chigi” (Marco Bentivogli, Dubbio, 22.10). L’intera Nazione tratteneva il fiato nel dubbio di chi fosse il candidato di Bentivogli, ma soprattutto di chi fosse Bentivogli.

Agenzia Sticazzi/2. “Al Quirinale vedrei bene Gentiloni” (Carlo Calenda, Stampa, 23.10). Vedi sopra.

Avanti c’è posto. “Berlusconi chiede alla Meloni di entrare nel governo” (Corriere della sera, 23.10). In effetti, c’è un po’ troppa opposizione.

Voce del verbo violare. “Pm e cronisti meritavano la stretta inevitabile sulle indagini-show, ora i media siano più sobri. Certe toghe hanno avuto carriere mediatiche” (Luciano Violante, Dubbio, 22-10). Tipo quel giudice istruttore a Torino che indagò e arrestò Edgardo Sogno, assolto quando lui era già deputato del Pci.

Bob Aggiustatutto. “Gualtieri, il trionfo del decisionista timido” (Corriere, 19.10). “Studio e sobrietà, la lezione di Bruxelles per il Campidoglio”, “Valentina, first lady discreta, mamma a tempo (quasi) pieno” (Mario Ajello, Messaggero, 19.10). “La fiducia della città che stringe i denti”, “Subito pulizia straordinaria” (Messaggero, 19.10). “Il senso di ‘mettere a terra’. Le parole di Gualtieri. Il dominio pratico, tecnico ed economico bada a non perdere contatto con la solidità del terreno” (Stefano Bartezzaghi, Repubblica, 20.10). “Prima uscita in stile Petroselli. Gualtieri in un centro anziani al Tiburtino III”, “Subito caditoie e foglie. ‘Basta allagamenti’”, “’Gentile, romanista, goloso’: così Monteverde racconta il ‘suo’ primo cittadino” (Repubblica, 20.10). “’Il nostro amico Roberto, sindaco della porta accanto. A Monteverde, dove vive Gualtieri: ‘Un vicino garbato e senza protagonismi. E dal Brasile arrivano gli auguri di Falcao’” (Messaggero, 20.10).

“Gualtieri: ‘A Roma la rinascita post-Covid. Città pulita entro Natale’”, “Gualtieri entra in Campidoglio. La rivoluzione delle strisce blu”, “Gualtieri ha fretta” (Repubblica, 22.10). “Gualtieri: ‘Roma può rinascere, la ripulirò entro Natale’” (Repubblica, 22.10). “Gualtieri in Campidoglio: ‘È una nuova stagione, porto anche la chitarra’” (Corriere della sera, 22.10). “Roma riparte dall’era Gualtieri”, “Le mosse di Gualtieri: rilancio Atac, fondi e poteri extra ai Municipi”, “Gualtieri, il primo giorno tra sorrisi e sobrietà: ‘Ora al lavoro per Roma’” (Messaggero, 22.10). “Al sindaco un posto nel governo” (Giuseppe Pullara, Corriere, 23.10). “Gualtieri e Zingaretti: ‘Ora il rilancio di Roma’” (ibidem). “Tra Regione e Campidoglio scoppia la pace: ‘Patto per Roma’” (Repubblica, 23.10). Ah, credevo per Frascati.

Trionfi preventivi. “Expo, Giubileo e Pnrr: 50 miliardi di business sul tavolo del sindaco”, “Il lusso scommette sulla capitale. In centro arrivano i nuovi hotel al top” (Repubblica, 22 e 23.10). È già merito di Gualtieri o è ancora colpa della Raggi?

Voto a orologeria. “La scheda fantasma di Raggi e dell’ex premier Conte” (Sebastiano Messina, Repubblica, 18.10). “Raggi la ritardataria” (Lorenzo d’Albergo, Repubblica, 18.10). “Niente urne per la Raggi” (Messaggero, 18.10). Raggi e Conte hanno poi votato, ma non negli orari preferiti dai giornaloni: vergogna.

Calenda Tour. “Farò un tour per far conoscere le mie idee” (Carlo Calenda, leader Azione, Repubblica, 21.10). Non appena avrà capito quali sono.

Pochi ma cattivi. “Appello di Cgil, Cisl e Uil: “Il porto di Trieste va liberato, la maggioranza non può essere ostaggio di pochi’” (Corriere della sera, 18.10). Soprattutto se i pochi non siete voi.

I titoli della settimana/1. “Sorel si è fermato a Trieste: chi lo dice a Ferrara e Travaglio?” (Michele Prospero, Riformista, 20.10). M’hai detto un Prospero.

I titoli della settimana/2. “Il Green pass spinge i vaccini” (Corriere della sera, 17.10). “Covid, in Italia in 6 regioni risalgono i contagi. E il Green pass non spinge più le prime dosi” (Corriere della sera, 24.10). Quindi chi ha mentito: il Corriere o il Corriere?

I titoli della settimana/3. “Vaccini, riparte la corsa, a novembre il traguardo dell’immunità di gregge” (Repubblica, 17.10). “L’immunità di gregge, intesa come livello di immunizzazione che azzera la circolazione di un virus, non è obiettivo che ci possiamo porre con il SarsCov-2” (Silvio Brusaferro, portavoce Comitato tecnico scientifico, 20.10). Quindi chi ha mentito: Repubblica o Repubblica?

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Preliminari. “L’abbraccio tra Landini e Draghi è una svolta?”. (Claudia Fusani, Riformista, 12.10). Per ora siamo al petting, poi da cosa nasce cosa.

La lingua del Merlo. “Che cos’è l’effetto Draghi? È l’imitazione che, si sa, celebra l’originale, ma mai lo riproduce in copia. Così in musica, in pedagogia, in filosofia… e nell’antropologia della leadership italiana. Da Manfredi a Sala, da Lepore a Da Milano (sic, ndr), da Gualtieri a Calenda, in tutti i vincenti delle amministrative l’effetto Draghi è ‘il balenare dell’aspetto’, l’identità nelle differenze, il lampo di Paul Klee sulla politica che produce somiglianze. I nuovi italiani somigliano a Mario Draghi allo stesso modo in cui ‘a un certo punto – la frase è di Merleau-Ponty – si è iniziato a vedere le donne come le dipingeva Matisse’…” (Francesco Merlo, Repubblica, 11.10). Qui invece – la frase è sempre di Merleau-Ponty – siamo già al cunnilingus.

Caruso Dragosky. “Nino Aragno è di fatto l’editore del nostro premier Mario Draghi. Ha pubblicato una rarità fuori commercio. Si tratta del ‘Discorso per il Premio Cavour 2016’ ricevuto da Draghi a Santena il 23 gennaio del 2017. Era già un programma di governo, un modo di guidare forze contrapposte alla maniera di Cavour” (Carmelo Caruso, Foglio, 16.10). Questo è proprio sesso sfrenato.

Calendami tutto. “Gli obiettivi di Azione: formula Ursula con Draghi” (Carlo Calenda, europarlamentare Azione, Corriere della sera, 16.10). Un giochino a tre?

Vergogne. “Salvini scalda Latina: ‘Non vergogniamoci del nostro passato’” (Stampa, 14.10). Basta e avanza il presente.

A grande richiesta. “Dietro gli squadristi una rete alimentata dalle fake news russe” (Repubblica, 15.10). Un grande ritorno dopo le ferie: stagione autunno inverno.

Modellistica. “Il Green Pass diventa un modello europeo” (Claudio Tito, Repubblica, 16.10). Da non imitare.

Lui può tutto. “SuperMario schiaccia pure il dissenso sul Green Pass” (Dubbio, 16.10). “Qualche urlo e poi tutti a casa. Draghi sgonfia la piazza No Vax” (Riformista, 16.10). È tornato San Francesco che ammansisce il lupo di Gubbio.

Amorosi sensi. “Vince l’Italia che lavora” (Libero, 16.10). “Vince la voglia di lavorare” (Enrico Letta, segretario Pd, Repubblica, 16.10). Sono soddisfazioni.

Noi ce l’abbiamo Durigon. “Io fascista? Sono di famiglia Dc e stavo nella gioventù francescana” (Claudio Durigon, deputato Lega ed ex sottosegretario Economia, comizio elettorale a Latina, 14.10). Infatti voleva intitolare il parco Falcone e Borsellino e san Francesco e santa Chiara.

Nanoparticelle. “Diciamoci la verità: il dato delle Amministrative ci consegna l’immagine di un partito molto più in forma e radicato di quanto immaginavamo. Sommiamoci un dato di fatto oggettivo, indubitabile: noi con la crisi di governo di gennaio abbiamo salvato l’Italia” (Matteo Renzi, assemblea Italia Viva, 1.10). Fa piacere sapere che almeno lui si è votato.

Dracula all’Avis. “Nelle venti grandi città al voto nessuna donna eletta perché prima di tutto c’era una minor presenza di candidate donna e non sempre le candidate donna hanno dimostrato di essere all’altezza del ruolo che dovevano svolgere, penso al caso di Roma” (Elena Bonetti, Iv, ministra delle Pari Opportunità, The Breakfast Club, Radio Capital, 15.10). Figurarsi che hanno fatto ministra persino la Bonetti.

L’esperto. “Sprint di Berlusconi per Michetti sindaco: ‘Per il caos rifiuti è pronto Bertolaso’” (Giornale, 16.10). Per aggravarlo.

Moderati. “Salta il blitz dei moderati: Mario per ora salva il reddito. Draghi difende il sussidio 5S dalle critiche di Lega, Fi e Iv” (Giornale, 16.10). Diconsi “moderati” quelli che guadagnano 18 mila euro al mese e vorrebbero scipparne 500 a chi non guadagna nulla.

L’ultimo a sapere. “Basta insulti e fango, non tornerà la Fornero” (Matteo Salvini, segretario Lega, 16.10). Poverino, non l’hanno ancora informato che Elsa Fornero è già tornata tre mesi fa come consulente del governo Draghi di cui fa parte la Lega.

La biblista ripetente. “Davigo recita la Bibbia, ma il suo discorso su Caino è anticristiano” (Tiziana Maiolo, Riformista, 15.10). Infatti Cino e Abele sono nell’Antico Testamento e il cristianesimo nel Nuovo.

Il titolo della settimana/1. “Giustizia, Cartabia assolve i referendum: non ostacolano le mie riforme” (manifesto, 16.10). Porcata più, porcata meno.

Il titolo della settimana/2. “Movimento 5 Stelle in stand by. Sembra le foglie di Montale…” (Aldo Torchiaro, Riformista, 15.10). Il titolo invece non sembra italiano.

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Ma mi faccia – Il Fatto Quotidiano

Prima e dopo la cura. “Calenda: un risultato mai visto prima” (Corriere della sera, 5.10). E non hai ancora visto dopo.

Fauna acquatica. “Se il governo è forte resiste anche alle difficoltà interne ai partiti: se c’è burrasca dipende dal mezzo che utilizzi quando sei in mare, se c’hai un canotto o un gommone scadente, soffri le onde. Ma Conte è uno yacht di lusso, per l’Italia Conte è oggettivamente l’uomo che sta mettendo in sicurezza i conti… Ehm, volevo dire Draghi! Non mi permetterei mai di dire che Conte e Salvini sono un canotto” (Matteo Renzi, leader Iv, Tagadà, La7, 1.10). Ha parlato il plancton.

Il vizietto. “Antonio, poi ti coinvolgiamo, però le cose a tre più tardi, adesso facciamo le cose a due, non è il momento” (Matteo Salvini, leader Lega, ad Antonio Tajani, vicepresidente FI, dopo aver preso in braccio Giorgia Meloni a Spinaceto, Corriere.it, 1.10). Morisi aveva da fare.

Sinonimi. “Calenda e Bassolino sono due ‘sconfitti vincenti’” (Francesco Merlo, Repubblica, 8.10). Praticamente trombati.

Scenari. “Scenari interessanti a livello nazionale da questi risultati. È possibile uno schieramento competitivo di centrosinistra al netto dei Cinque stelle” (Bobo Craxi, capolista Psi a Roma a sostegno di Gualtieri sindaco, Corriere della sera, 7.10). Lui, per dire, ha preso 364 preferenze.

L’ombelico del mondo. “Il miglior risultato che Draghi poteva desiderare” (Domani, 5.10). “Sembra aver vinto la lealtà nei confronti del governo Draghi” (Massimo Franco, Corriere della sera, 5.10). “Il test che rafforza Draghi” (Messaggero, 5.10). “Le elezioni comunali hanno un solo vincitore: Draghi” (Piero Sansonetti, Riformista, 5.10). E senza neppure il fastidio di candidarsi.

Le vite parallele. “Ilda e l’amore segreto. Ora esalta la passione che contestò al Cav. Nel suo libro la Boccassini rivela il legame con Falcone” (Paolo Guzzanti, Giornale, 8.10). Quindi Ilda sta a Falcone come Ruby stava Berlusconi. Che fosse maggiorenne e non fosse pagata sono solo due piccoli dettagli: non per nulla Guzzanti è l’ex presidente della Commissione Mitrokhin.

La marcia trionfale. “Abbiamo vinto al primo turno da Muggia a Bernalda, da Codogno a Melfi, da Nardò a Villorba” (Matteo Salvini, Tg1, 4.10). Mica pizza e fichi.

La mosca cocchiera. “Calenda può convincere quel 50 per cento che non ha votato” (Marco Bentivogli, ex segretario Fim, Foglio, 8.10). Solo il 50 per cento? Minimalista.

Exit da Italexit. “Italexit tre iscritti o quattro? Ti faccio vedere a Milano quanto prendo! Ti confermo che sono un fuoriclasse, fra un po’ ci sono le elezioni a Milano e io sono candidato sindaco. Ci vediamo dopo lo spoglio, vedrai la bella sorpresa che ti ritrovi! Dovrai scriverlo sul tuo giornale!” (Gianluigi Paragone, ex Lega Nord, ex M5S, ora Italexit, a Fabrizio Roncone del Corriere della sera, Piazzapulita, La7, 23.9). Poi è stato di parola: a Milano ha preso il 2,99% e non è neppure entrato in Consiglio comunale. Che fuoriclasse, che bella sorpresa.

Minzolingua. “Simboli di un cambio di stagione: si dissolve nell’opinione pubblica il grillismo, malattia infantile del giustizialismo, e quei magistrati, o ex-magistrati, che ne sono stati gli eroi finiscono sul banco degli imputati. Piercamillo Davigo e Fabio De Pasquale…” (Augusto Minzolini, Giornale, 9.10). Poi ci sono i pregiudicato per peculato continuato: cioè i Minzolini.

Balle a rotelle. “110.000 banchi a rotelle inutilizzati perché non in regola con l’antincendio. Chi pagherà? Che vergogna! Perché dire no alla commissione d’inchiesta? Siamo orgogliosi di aver mandato a casa Conte e Arcuri: con Draghi e Figliuolo abbiamo detto basta anche allo scandalo dei banchi a rotelle” (Matteo Renzi, leader Iv, Twitter e Facebook, 4.10). I banchi in questione non furono approvati da Arcuri, ma da una commissione esterna al Commissariato; quelli contestati dai dirigenti scolastici (perché troppo larghi, non perché infiammabili) non sono 110 mila, ma 6 mila sui 37 mila consegnati; non sono a rotelle, ma banchi monoposto tradizionali; e furono subito sostituiti da Arcuri dopo la disdetta del contratto con la ditta portoghese inadempiente. Complimenti: quattro cazzate in tre righe.

Il titolo della settimana/1. “Buzzi e il pub ‘Mafia Capitale’: ‘Verrà a suonare Bobo Craxi’” (Stampa, 8.10). Sono soddisfazioni.

Il titolo della settimana/2. “Draghi: pandemia quasi finita” (Repubblica, 9.10). Abbiamo appena 1.200 morti al mese, che sarà mai.

Il titolo della settimana/3. “Renzi, Calenda e tutti i bulli un po’ piacioni che rompono le regole” (Francesco Cundari, Foglio, 9.10). Ah, ora si chiamano regole?

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Confessioni preventive/1. “Sindaco? Neanche morto, mi piace fare altre cose. Devo essere chiaro: se utilizzassi il lavoro fatto per il tavolo su Roma per candidarmi a sindaco di Roma sarei un cialtrone e non lo farò” (Carlo Calenda, 19.2.2018). Parole sante.

Confessioni preventive/2. “L’unica droga libera che mi piace (ed è una droga pesante!) ha un principio attivo potentissimo: il teoSALVINOLO…” (Luca Morisi, Twitter, 22.1.2014). Ecco cosa c’era nel flacone.

Auto-retate. “Stiamo preparando un’operazione a tappeto per andare a prendere gli spacciatori di droga città per città, paese per paese. Per chi vende morte e veleno ai nostri figli tolleranza zero” (Matteo Salvini, segretario Lega, aprile 2019). “Mi viene voglia di fare il test antidroga ai parlamentari”; ad un gruppo di contestatori: “La droga a scopo di divertimento è una boiata pazzesca” (Salvini, maggio ‘19). “Da Lapo Elkann dichiarazioni stupefacenti” (Salvini, ottobre ‘19). “(Il caso Cucchi) testimonia che la droga fa sempre e comunque male” (Salvini, novembre ‘19). “Contro la droga non sono garantista, è morte”, “Tolleranza zero per gli spacciatori di morte” (Salvini, gennaio ‘20). “Voglio gli spacciatori in galera con le palle incatenate ai piedi e ai lavori forzati, dal primo all’ultimo!” (Salvini, febbraio ‘20, beccato da @nonleggerlo). Massima solidarietà a Morisi e ai due romeni.

Colpa di Virginia. ”Tutti alle urne col cinghiale in corridoio” (Massimo Giannini, Stampa, 3.10). “Shakira attaccata e derubata dai cinghiali a Barcellona: il video postato su Instagram. I cinghiali uniscono l’Europa. Dopo ormai essere diventati presenza fissa nelle strade di Roma e Torino, eccoli a Barcellona, dove a farne le spese è stata Shakira” (Repubblica, 30.9). Questa Raggi ormai fa danni dappertutto.

Lo sbadato. “Che fine ha fatto l’assegno unico?” (Roberto Formigoni, Libero, 3.10). S’è scordato dove l’ha nascosto.

Il collega. “Lucano, è una condanna abnorme” (Gianni Alemanno, Riformista, 2.10). Sono soddisfazioni.

Barbe vere. “Fanpage. E mo’ pure i giornalisti con le barbe finte” (Tiziana Maiolo, Riformista, 2.10). No, quelli lavoravano per Pio Pompa. Una scrive per il tuo giornale.

L’esperto/1. “Conso favorì la mafia? Balle da manettari” (Luigi Manconi, Riformista, 29.9). Conso cacciò il capo del Dap Niccolò Amato inviso ai boss, poi revocò il 41bis a 334 mafiosi, ma poteva applicarsi di più.

L’esperto/2. “Cosa Nostra l’abbiamo battuta anche usando la ‘trattativa’. Buscetta chiarì a Falcone: dei miei traffici e delitti non parlo. Gli rispondemmo: va bene, parla di tutto il resto. Trattammo, e fu il maxi processo” (Giuseppe Di Lello, ex giudice, manifesto, 30.9). A parte il fatto che la mafia non l’hanno battuta, infatti dopo il maxiprocesso iniziarono le stragi, che c’entra l’interrogatorio di un pentito con la trattativa del Ros con i boss latitanti Riina e Provenzano durante le (loro) stragi?

Toga Party. “Il segretario di Md Stefano Musolino invita i colleghi a sintonizzarsi con il moto di ‘ribellione’ dell’opinione pubblica prodotto dalla sensazione ‘di una condanna inflitta non solo agli imputati, ma all’intero modello Riace’” (Stampa, 3.10). Ah: Musolino e i colleghi sarebbero dei magistrati.

Il record. “Io linciato per colpire la Lega. Ma sul Covid avevo capito solo io: sono avanti da sempre” (Attilio Fontana, Lega, presidente Lombardia, Libero, 27.9). Giusto: nessuno ha avuto più morti di lui.

Si loda e s’imbroda.“Oggi il Paese è di nuovo credibile” (Mario Draghi, 29.9). Oste, è buono il vino?

I fratelli Caponi. “Vorrei far vedere a Capone la prima pagina del Fatto quotidiano: ‘La giustizia funziona, panico fra i 2 Matteo’… per Morisi e il padre di Renzi, che sono indagati. Quindi quando ricevi un avviso di garanzia, indagini in corso… Però il Fatto dice che la giustizia funziona. Ma questo lo deciderà a fine indagini se ci sarà un processo, non il Fatto” (Gaia Tortora, Omnibus, La7, 28.9). Per il padre di Renzi non c’è un avviso di garanzia, ma il rinvio a giudizio, cioè la decisione a fine indagini che ci sarà un processo. Noi però siamo affranti perchè due giganti del pensiero come la Tortora e Capone non apprezzano i nostri titoli. E adesso come facciamo?

Forza Merlo. “In perenne attesa di una radicale riforma del sistema giudiziario, in particolare del reclutamento dei magistrati e della loro responsabilità civile e disciplinare, la giustizia penale è la prima emergenza italiana” (Francesco Merlo, Repubblica, 2.10). Meno male che Silvio c’è.

Vasto programma. “Italia Viva fa il tifo per il flop dei 5Stelle” (Messaggero, 3.10). L’importante è partecipare.

Il titolo della settimana/1. “Conte e Calenda, i due fenomeni in piazza. A loro va il primato dei raduni più affollati” (Filippo Ceccarelli, Repubblica, 3.10). Uno di piazze ne ha riempite cento in tre settimane, l’altro una: proprio identici.

Il titolo della settimana/2. “Covid, nelle scuole arrivano i tamponi salivari molecolari: ‘Così funzionano i lecca-lecca’” (Repubblica.it, 30.11). In redazione invece li hanno da ben prima del Covid.

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Tra moglie e marito. “Negli ultimi sette giorni ci sono state sette donne uccise presumibilmente da sette uomini. A volte però è lecito anche domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa, erano completamente obnubilati, oppure c’è stato anche un comportamento esasperante e aggressivo anche dall’altra parte? È una domanda che dobbiamo farci per forza” (Barbara Palombelli, Stasera Italia, Rete 4, 16.9). Ma infatti: meno male che Francesco è disarmato.

Compiti a casa. “Bravi, avete chiesto scusa al Cav. Ma ora mandatelo al Quirinale” (Paolo Guzzanti, Riformista, 24.9). Mo’ me lo segno.

Tiromancino. “Mancino: ‘Io vittima di un teorema crollato sulla trattativa Stato-mafia’” (Repubblica, 25.9). Quindi adesso ce lo dici che cosa vi dicevate al telefono con Napolitano?

Disinformafia/1. “Gli imputati sono stati assolti con formula piena perchè non hanno ceduto alla mafia” (Francesco Merlo, Repubblica, 25.9). No, perchè hanno trattato con la mafia, ma il fatto non costituisce reato. Così come Merlo non costituisce giornalismo.

Disinformafia/2. “Così la teoria del complotto ha leso l’immagine del Paese. A Palermo smentita la tesi che lo Stato abbia cercato accordi con Cosa Nostra” (Mario Ajello, Messaggero, 25.9). Magari: la Corte d’appello ha confermato che il Ros trattò con Cosa Nostra, ma sono punibili solo i mafiosi e non i carabinieri. Una splendida immagine per il Paese.

Disinformafia/3. “Se le toghe vogliono riscrivere la storia generano mostri” (Claudio Martelli, ex ministro Psi della Giustizia, Giornale, 25.9). Tipo Martelli, che vent’anni dopo si ricordò di aver saputo da Liliana Ferraro della trattativa Stato-mafia.

Disinformafia/4. “Travaglio di bile. La trattativa non c’era. I manettari rosicano. Dopo la sentenza che sconfessa la tesi di pezzi dello Stato in combutta con i boss c’è chi reagisce stizzito (il Fatto) e chi prova a minimizzare” (Renato Farina, Libero, 25.9). Sconfessa a tal punto che condanna i boss: evidentemente i boss erano in combutta con pezzi dello Stato, ma pezzi dello Stato non erano in combutta con i boss. A uguale B, ma B non uguale A. Aristotele si rivolta nella tomba.

Disinformafia/5. “Processato chi aiutò mio padre” (Fiammetta Borsellino, Libero, 25.9). Suo padre è per caso lo stesso che disse a sua madre prima di morire: “Ho visto la mafia in diretta, mi han detto che Subranni è punciutu”, cioè associato alla mafia?

Disinformafia/6. “Non spiace qui ricordare che i natali del processo sulle trattative coincidono, ma guarda un po’, con quelli del Fatto: 10 anni buttati via” (Farina, ibidem). A parte che il Fatto ha 12 anni, il processo Trattativa inizia con un’intervista di Massimo Ciancimino a Nuzzi su Panorama diretto da Belpietro il 19 dicembre 2007. Scusa, Betulla, ma Pio Pompa non ti ha proprio detto niente?

Disinformafia/7. “L’eterno processo sulla Trattativa è crollato per tutti. Ma non per Travaglio e soci” (Dubbio, 25.9). Cioè per quelli che han letto il dispositivo della sentenza e l’hanno capito.

Tu quoque. “Per il Quirinale Gianni Letta può essere un nome, figurarsi se ho problemi!” (Pierluigi Bersani, deputato LeU, L’aria che tira, La7, 25.9). Come battuta era meglio quella sulla mucca in corridoio.

L’ideona. “Il futuro del Pd è draghizzare il centrosinistra” (Stefano Ceccanti, Riformista, 21.). Dopo gli strepitosi successi di quello renzizzato.

Sgub! “’Io, ex grillino, ho provato la galera’. Intervista esclusiva a Marcello De Vito” (Dubbio, 18.9). Se lo strappavano tutti di mano, ma alla fine se l’è assicurato Il Dubbio.

L’esperta. “Nel Pool di Mani Pulite io c’ero: i pm pensavano alla presa del potere” (Tiziana Parenti, Dubbio, 14.9). Infatti l’unica che si candidò e si fece eleggere fu lei.

L’esperto. “Oggi il Parlamento non è affatto esautorato Non tutte le fiducie sono uguali” (Francesco Clementi, costituzionalista, Dubbio, 24.9). Art. 986 della Costituzione: dipende da chi le chiede.

Indirizzo sbagliato. “Fedez insulta Conte: ‘Fai comizi affollati e vieti i concerti’. I cantanti si ribellano” (Libero, 23.9). Se ne deduce che Conte dovrebbe pregare la gente di non andare ai suoi comizi e, soprattutto, che il premier è ancora lui.

Dadaismo/1. “Surreale risposta della Raggi, in un’intervista al Fatto, sui cinghiali che scorrazzano nella capitale in cerca di rifiuti dentro ai cassonetti: ‘Sono un problema di competenza regionale’” (Annalisa Cuzzocrea, Repubblica, 23.9). Siccome si dà il caso che la legge affidi alle Regioni il controllo del patrimonio faunistico, se la risposta della sindaca è surrealista, il giornalismo di Repubblica è dadaista.

Dadaismo/2. “Dagli industriali a Di Maio crescono le adesioni al partito di Draghi” (Cuzzocrea, ibidem, 25.9). Ecco, appunto.

Il titolo della settimana/1. “Ritorna Berlusconi: ‘La Ue una necessità’. Weber: ‘Con lui l’Italia è rientrata in Europa’” (Giornale, 22.9). Senza essersi mai accorta di esserne uscita.

Il titolo della settimana/2. “I draghiani riluttanti” (Augusto Minzolini, Giornale, 22.9). Che cos’è, un nuovo reato?

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