Inchiesta Juventus: chiesto il processo per Agnelli e gli altri ex dirigenti: tutte le accuse

Aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e false fatturazioni. L’impianto accusatorio ipotizzato dalla procura di Torino viene sposato dai magistrati di Roma, dove il fascicolo era finito dopo la decisione della Cassazione, e ora tutti gli ex vertici della Juventus rischiano il processo con accuse gravissime. La vicenda è quella, nota, delle plusvalenze fittizie e delle manovre […]

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Dl carceri: l’ultimo emendamento Zanettin. Fuori di prigione chi ha condanne sotto i 4 anni

Svuotare le celle moltiplicando di otto volte, da sei mesi a quattro anni, il limite di pena entro il quale si può accedere alla semilibertà, includendo anche i residui di condanna ancora da scontare. È la soluzione proposta da Forza Italia in un emendamento al decreto carceri, il micro-intervento varato dal governo per attenuare il […]

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La fiction democratica

L’editoriale di Marco Travaglio

La fiction democratica

Ma i rappresentanti delle nostre democrazie credono nella democrazia? Cioè in quel sistema complicato e faticoso – molto più delle autocrazie, delle oligarchie e delle aristocrazie – dove il sovrano è il popolo, che decide chi deve governare e cosa deve fare, insomma dove gli eletti sono dipendenti degli elettori e non viceversa? No, perché se ci credono dovrebbero dimostrarlo almeno ogni tanto. Se invece, come pare da ciò che dicono e soprattutto fanno, non ci credono, aboliscano il suffragio universale e ripristinino il voto per censo, per titolo di studio, per tessera riservato a chi vota per loro. E la facciano finita con questa fiction. Dagli ultimi sondaggi, e anche dai penultimi, pare che la maggioranza degli americani rivoglia Trump: a qualcuno piace, a molti dispiace, ma la prima regola della democrazia dice che i Democratici devono usare tutti i mezzi leciti per batterlo; se invece perdono, devono andarsene all’opposizione e intanto trovarsi un leader vero, ma soprattutto vivo. Senza strillare ogni due per tre al fascismo e alla fine della democrazia, che sarebbe proprio ciò che hanno in mente loro: impedire a chi vince le elezioni di governare e attuare il suo programma.

Idem per la Francia. Se il popolo boccia Macron tre volte in un mese per premiare due volte la Le Pen e la terza (dopo i magheggi delle desistenze) Mélenchon, cosa c’è di democratico nei traffici del piccolo Napoleone per impapocchiare un governo senza Le Pen né Mélenchon, cioè contro il 65% degli elettori? In Italia la Meloni ha vinto le elezioni perché Fratelli d’Italia, fin dalla nascita nel 2013, si era opposto a tutti i governi dall’ammucchiata Letta all’ammucchiata Draghi: quindi l’hanno votata per avere massima discontinuità. Ora la premier è lodata ogni volta che tradisce le attese e le promesse per allinearsi all’establishment nazionale e internazionale (cioè sempre); e minacciata – anche con ricatti sui conti pubblici – non appena accenna a qualche timida deviazione: tipo la tentazione di non votare per Ursula von Sturmtruppen e di sottrarsi all’euro-ammucchiata Ppe, Pse, Lib-dem, Verdi e – sperano lorsignori – pure Ecr. Cioè: l’euroscettica che ha vinto urlando a questa Ue che “la pacchia è finita” dovrebbe allungarle la pacchia, prendendo in giro gli elettori per lasciare tutto com’è. Parliamo dell’Ue che scomunica e sanziona il suo presidente di turno Orbán perché incontra Zelensky e Putin per farli negoziare e l’indomani scopre che pure Zelensky vuole negoziare con Putin. Ma perché un cittadino dovrebbe votare se tutti s’impegnano a convincerlo che, passata la festa, a decidere è sempre quell’invisibile pilota automatico che trasforma ogni voto di cambiamento nella più bieca restaurazione?

 

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La maltese Roberta Metsola rieletta presidente del Parlamento europeo con una maggioranza record

L’Europarlamento, riunito in assemblea plenaria a Strasburgo, ha rieletto Roberta Metsola presidente del Parlamento europeo. L’eurodeputata maltese, 45 anni, esponente del Partito popolare europeo, guiderà l’Eurocamera per i prossimi due anni e mezzo. Metsola è stata confermata con una maggioranza record: 562 sì su 699 votanti. Un lunghissimo applauso ha accolto l’esito. L’altra candidata, Irene […]

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I 5 Stelle non voteranno il bis di von der Leyen alla guida della Commissione Ue

 

I pentastellati hanno manifestato delusione per l’agenda di Ursula von der Leyen su pace, ambiente e sociale

La riunione di Ursula von der Leyen con The Left, nel quadro degli incontri della presidente con gli eurogruppi per assicurarsi il bis alla guida della Commissione Ue, almeno ufficialmente, non preannunciava nessuna svolta. E nessuna svolta infatti è arrivata.
Anche se Ursula ha garantito che non ci sarà alcuna cooperazione strutturale con i Conservatori, la sua agenda non convince su pace, ambiente e sociale. The Left non voterà Ursula. Sicuramente non lo farà il M5S.

 

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Benvenuti fra noi

L’editoriale di Marco Travaglio

Benvenuti fra noi

Oltre all’orecchio destro di Trump e a quel che resta di Biden e del suo Secret Service, il proiettile esploso sabato sera da Thomas Matthew Crooks ha colpito anche Zelensky. Che ieri, tomo tomo cacchio cacchio, appena riavutosi dallo choc, ha dichiarato con l’aria di dire la cosa più logica del mondo (quale effettivamente è) che, al summit autunnale di pace, “dovranno esserci anche rappresentanti russi”. Prima o poi, ne pronuncerà anche il nome (non è difficile: Vladimir Putin) e revocherà il suo decreto del 4 ottobre 2022 che proibisce a tutti gli ucraini, cioè anche a lui, di negoziare con i russi. In attesa che qualche atlantoide nostrano dia anche a lui del putiniano, non basta una Treccani per raccogliere gli insulti, le calunnie, le gogne, gli ostracismi subìti da chi osa dire la stessa cosa da due anni e mezzo: la guerra fra Russia e Ucraina si chiude solo con un negoziato fra Russia e Ucraina con i rispettivi alleati (Cina e Brics, Usa e Nato). L’avevano capito le stesse Russia e Ucraina già nel marzo 2022, cioè 28 mesi e centinaia di migliaia di morti fa, quando si accordarono con la mediazione di Erdogan e Bennet. Poi gli oltranzisti Nato paracadutarono Boris Johnson su Kiev per intimare a Zelensky di non firmare e di far massacrare il suo popolo per sconfiggere la Russia. Un’idea paranoica che era già costata cara a Napoleone e a Hitler. E ora ha condannato a morte l’Ucraina, precipitata da 44 a 28 milioni di abitanti, semidistrutta nelle infrastrutture, decimata nei suoi giovani, ancor più fallita economicamente e ora anche militarmente. Ma ha devastato anche l’Europa con le sanzioni che dovevano abbattere il sanzionato Putin e hanno rovinato i sanzionatori. E ha trascinato la Nato nell’ennesima sconfitta, come se non bastassero i disastri nei Balcani, in Libia, in Niger e dintorni e la fuga ignominiosa da Kabul.

Intanto Putin, che dovevamo isolare, ci ha isolati con tutti i Brics presenti e futuri. E assiste sadicamente alla disgrazia dei leader che puntavano sulla sua e cadono come birilli: Johnson, Truss, Sunak, Draghi, Letta, Marin, Morawiecki, Macron, Scholz, Biden… Resta da capire se potrà essere Zelensky, lo sconfitto, a convocare i negoziati dopo averli irrisi per due anni, o se l’Ucraina dovrà trovarsi un rappresentante più credibile per la nuova parte in commedia, anzi in tragedia. E si vedrà se Putin, il vincitore, aderirà al vertice autunnale o attenderà il 20 gennaio, quando la Casa Bianca avrà un nuovo inquilino che gli pare tanto di conoscere. Di certo nessuno chiederà un parere ai cani da riporto e da compagnia della cosiddetta Europa, che infatti, diversamente da Zelensky, non hanno ancora neppure sentito gli spari di Butler. Magari qualcuno li avviserà poi a cose fatte, come si addice alla servitù.

 

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Che Italia arriverà nel mondo?

È una vergogna: la protesta sotto alla Regione Lombardia per dire “no” all’aeroporto intitolato a Berlusconi

Dopo le 150mile firme raccolte dai Giovani Democratici in pochi giorni, la protesta contro l’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi arriva anche sotto la Regione Lombardia a Milano. In centinaia si sono dati appuntamento per manifestare contro la scelta avallata dal ministro Salvini. “Una provocazione” dicono i manifestanti che ironizzano. “Diventerà un aeroporco più […]

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