Anche le sardine s’incazzano – Il Fatto Quotidiano

Per il Pd che insegue la piazza di Bologna, è una fortuna che l’ultima riunione di maggioranza sulla giustizia fosse a porte chiuse. Se le 12-13 mila “sardine” avessero assistito a quel vertice, avrebbero perso il sorriso a causa di un fastidioso prurito alle mani. Si discuteva della Spazzacorrotti, in vigore da un anno, che bloccherà la prescrizione dei reati commessi dopo il 1° gennaio 2020 dalla sentenza di primo grado. Uno stop fin troppo prudente, infatti il Pd nel 2014 lo voleva dal rinvio a giudizio. Per farla finita con l’amnistia riservata ai colpevoli ricchi e potenti che ancora l’altro giorno ha salvato quattro medici complici dell’omicidio Cucchi. Il ministro Bonafede s’è sentito dire da Pd e renziani che la blocca-prescrizione va bloccata perchè: 1) l’ha votata anche la Lega; 2) se scatta dal 1° gennaio, senza la riforma dei tempi dei processi, avremo migliaia di imputati a vita; 3) i 5Stelle sono soli contro tutti (Pd-Iv-FI-Lega-FdI).

Tre cazzate al prezzo di una. 1) La blocca-prescrizione l’ha imposta il M5S alla Lega, che non ne voleva sapere: infatti, dopo averla votata, Salvini chiese di cancellarla e subito dopo rovesciò il Conte 1. 2) La decorrenza 1° gennaio 2020 non riguarda i processi, ma i reati: prima di vedere una prescrizione bloccata, bisogna attendere che i reati vengano commessi e poi che si facciano le indagini, le udienze preliminari e i processi di primo grado fino alle sentenze. Dunque i primi effetti si avranno fra 3-4 anni: in tempo per varare il ddl che contingenta i tempi dei processi, con sanzioni disciplinari per i giudici che perdono tempo per dolo o colpa. Ddl che Bonafede ha inviato 50 giorni fa agli alleati perchè lo emendassero, cosa che nessuno ha fatto: quindi se non è ancora legge è colpa di chi piagnucola perchè non è ancora legge. 3) I 5Stelle soli contro tutti (a parte LeU) dimostrano che il punto 1 è una bufala: quella non è una legge leghista. I veri leghisti, e pure berlusconiani, sono i dem e i renziani che la pensano come Salvini e B.: minacciano financo di votare il ddl salva-prescrizione del forzista Costa (ammesso e non concesso che riescano ad approvarlo alla Camera e al Senato entro il 31 dicembre). Del resto Pd&Iv si battono con Lega&FI anche contro le manette agli evasori e per lo scudo impunitario a chi vuol continuare a uccidere Taranto e gli operai dell’ex-Ilva. Se così pensano di dialogare col movimento di Bologna, che già espone striscioni tipo “Lega e Pd: due facce della stessa medaglia”, auguri. Ma al loro posto ci terremmo lontani dalle piazze: le sardine potrebbero riconoscerli.

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Mose, M5S rilancia il video di Travaglio: «Ha sbugiardato tutti» – Silenzi e Falsità

«Sono ridicoli, danno la colpa al MoVimento 5 Stelle pure per questo. Quando vi parlano del “buon Governo del Centrodestra nelle Regioni” pensate al disastro Mose e agli scandali di corruzione e mazzette che hanno coinvolto personaggi del centrodestra». Così […]

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Le sardine e i tonni – Il Fatto Quotidiano

Mattia Santori, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa: sono i quattro amici trentenni che a Bologna hanno guastato la festa a Salvini col flash mob delle “Sardine”, organizzato in una settimana su Facebook senza spendere un euro: 12-13mila persone in piazza Maggiore, “sardine” perché stanno insieme, strette strette, anche se “non abboccano” al Cazzaro Verde. Il quale, col suo poderoso apparato mediatico e finanziario (strano: la Lega ha i conti sequestrati), ha affittato il Paladozza con 5mila seguaci cammellati perché “noi siamo l’Italia del popolo e delle piazze e gli altri quella del palazzo”. Bene: gli altri erano il doppio dei suoi e “l’Italia del palazzo”, per una sera, era la sua. La prova di forza s’è tramutata in prova di debolezza, anche se le piazze non sono le urne e Bologna non è l’Emilia né la Romagna. Ma il segnale c’è stato, forte e utile per una politica che vive ormai solo di emozioni e di attimi.

Quattro cittadini, invece di imprecare al destino cinico e baro che di questo passo ci regalerà Salvini alla Regione Emilia Romagna (travestito da Lucia Borgonzoni) e poi Palazzo Chigi (in carne e ossa), si sono rimboccati le maniche. E hanno fatto il miracolo. Con due armi infallibili. La prima è la distanza dai partiti: mentre Zinga e Bonaccini tentavano di appropriarsi della piazza piena, lì sfilava lo striscione “Lega e Pd due facce della stessa medaglia”. La seconda è l’ironia, di cui il Cazzaro, gonfio d’aria come la rana della fiaba, è totalmente sprovvisto. Come pure i suoi avversari, che continuano a prenderlo terribilmente sul serio. Invece, per sgonfiare i palloni gonfiati, basta uno spillo. L’avevano già capito in primavera i giovani e meno giovani del Sud che accoglievano con striscioni spiritosi sui balconi delle case il tour da spiaggia dell’allora ministro dell’Interno. È lo stesso spirito spontaneo, apartitico e scanzonato ma non per questo meno “politico”, dei Girotondi del 2002. E poi dei V-Day di Grillo e Casaleggio nel 2007-2008, il primo proprio in piazza Maggiore. Grillo ci tornò nel 2010 gettandosi sulla folla col canotto arancione, mentre presentava i candidati 5Stelle alle loro prime Regionali. Pare passato un secolo: infatti il M5S, lì e non solo lì, non presenterà la lista. Un gesto che sarebbe giusto se fosse il frutto di una scelta di desistenza e resistenza, non di marasma e paura. Ma, liste o non liste, il problema dei 5 Stelle e del Pd è tornare a parlare a quella piazza senza metterci il cappello. E chissà che la soluzione non sia quella di confessare di non avere una soluzione in tasca per tutto, come ha fatto onestamente Conte a Taranto. Parlare meno, ascoltare di più.

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