Travaglio (Nove): La rissa alla Camera?

Dimostra che la maggioranza è nervosa, tornano a galla i temi accantonati prima delle Europee

“L’aggressione al deputato Donno alla Camera è molto grave e segnala un problema dentro la maggioranza“. Così Marco Travaglio ad ‘Accordi&Disaccordi’, il talk politico condotto da Luca Sommi su Nove con la partecipazione di Andrea Scanzi ha commentato la rissa che ha portato il deputato M5S Leonardo Donno all’ospedale a causa di un pugno sullo […]

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Il Paese dei berluscloni

L’editoriale di Marco Travaglio

Il Paese dei berluscloni

Ingiustamente esclusi dalle pompe funebri a Camere, reti Mediaset ed edicole unificate nel primo anno dalla dipartita di B., partecipiamo al lutto mai estinto per il caro estinto. Col rimpianto che non possa godersi anche lui il Paese che per mezzo secolo ha rovinato, prima con le sue tv, poi con i suoi governi, ora con i suoi berluscloni. La Meloni, quella che non era ricattabile da lui perché non ce n’era bisogno, tiene alta la bandiera a suon di condoni e schiforme. E riceve i capi del G7 in un luogo che a lui sarebbe tanto piaciuto: Borgo Egnazia in val d’Itria, con finto paesino d’epoca, masseria, laghetti fasulli, piscine e jacuzzi medievali. Una Milano2 o una Villa Certosa salentina, ma senza mausoleo e vulcano artificiale. In compenso, se gratti la pietra leccese, potrebbe riaffiorare qualche mazzetta in lire: il fondatore del Borgo fu l’avvocato tributarista Sergio Melpignano, big di Tangentopoli, consulente di Previti e Acampora (12 anni e 8 mesi di galera in due), legato a giudici corrotti, palazzinari e politici bipartisan, arrestato e uscito patteggiando 18 mesi per corruzione. Il posto ideale per farci conoscere, ma soprattutto riconoscere dagli altri sei grandi del mondo, se solo sapessero dove sono finiti: sul web la fedina penale del fondatore è sbianchettata, quindi ricorderanno solo le prelibatezze del noto chef stellato “scomodo e ribelle”, e poi i brindisi, ovviamente con i vini di Bruno Vespa. Silvio, lassù o laggiù, sarà raggiante e un po’ geloso.

Ma non c’è celebrazione senza un tocco di trasversalità. E infatti quale miglior omaggio al berlusconismo della vittoria di Avs trainata da Lucano e Salis? Il primo è l’ex sindaco di Riace condannato in appello a 1 anno e 6 mesi per falso in atto pubblico, prescritto per un abuso e un altro falso, dunque rieletto sindaco ma pure eurodeputato: l’esultanza per la “rivincita” sui giudici e la condanna lavata da 188 mila preferenze sarebbe piaciuta a B., che – per ben altri delitti – inventò l’equazione preferenza=innocenza (“Sono un cittadino più uguale degli altri perché ho avuto i voti”). L’altro caso di berlusconismo di sinistra è quello della Salis, animata senz’altro dalle migliori intenzioni, ma con un pedigree non proprio consono alle istituzioni: quattro condanne definitive a 1 anno e 9 mesi per reati di attivismo politico e un processo molto dubbio in Ungheria per associazione a delinquere e lesioni. Anche i 176 mila elettori corsi a votarla erano animati dalle migliori intenzioni: quelle di liberarla. Ma l’idea dell’elezione come alternativa all’evasione sarebbe piaciuta un sacco a B.. Mentre si celebra il revival del bipolarismo, torna in mente il Guzzanti del 2001 nei panni di Rutelli: “Er Paese nun è de destra e manco de sinistra: er Paese è de Berlusconi!”. Prima da vivo, ora da morto.

 

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Il video dell’aggressione alla Camera: Donno (M5s) porta il Tricolore a Calderoli, il leghista Iezzi cerca di picchiarlo

Donno (M5s) porta il Tricolore a Calderoli, il leghista Iezzi cerca di picchiarlo

Surreale scena alla Camera dei deputati. L’onorevole Leonardo Donno (M5s) ha portato il Tricolore – in segno di protesta – al ministro Roberto Calderoli mentre si parlava, in Aula, di autonomia differenziata. È subito scoppiato un parapiglia: Lorenzo Fontana ha espulso Donno, i commessi sono intervenuti per separare deputati di maggioranza e opposizione, mentre Igor […]

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Rissa alla Camera: Iezzi (Lega) tenta di aggredire a Donno (M5s), il deputato 5 stelle finisce a terra, poi è portato via dai paramedici

Iezzi (Lega) tenta di aggredire a Donno (M5s), il deputato 5 stelle finisce a terra, poi è portato via dai paramedici

Caos nell’aula della Camera. Il deputato M5S Leonardo Donno ha provato, secondo quanto viene riferito da fonti parlamentari, a consegnare una bandiera dell’Italia al ministro Roberto Calderoli. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana lo ha espulso. Alcuni parlamentari della destra sono partiti dai banchi per aggredire il parlamentare dei 5 Stelle. In particolare Igor Iezzi […]

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Premierato: via libera all’articolo 5 tra le proteste, passa l’elezione diretta del premier

Il Senato ha dato il via libero all’articolo 5 del ddl sul premierato, quello che introduce l’elezione diretta del presidente del Consiglio.

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Astensione programmata

 

L’editoriale di Marco Travaglio

Astensione programmata

Evviva, “torna il bipolarismo”! FdI&Pd come ai bei tempi di B.&Prodi! Le mafie, che si portano sempre avanti, l’avevano capito da un pezzo. La Procura di Reggio Calabria ha appena scoperto che alle Regionali del 2020 e alle Comunali del 2021 la ’ndrangheta portò voti a FdI&Pd e ha indagato un consigliere regionale FdI, un consigliere regionale Pd e il sindaco dem Falcomatà per scambio politico-mafioso. Sono gli stessi partiti già finiti a vario titolo nelle inchieste sui voti sporchi in Puglia, in Piemonte, in Sicilia e nella stessa Calabria. Quelli che esultano per le vittorie alle Europee, trainate dalle valanghe di preferenze dei loro candidati. Voti per le due leader-donna e i loro big che scaldano i cuori, certo. Ma anche voti sporchi dei portatori d’acqua che non vanno tanto per il sottile, garantendosi vita eterna perché assicurano ai partiti uno “zoccolo duro” sotto cui non si scende neppure nelle crisi nere. Sono i valvassini e i valvassori dei vassalli che la Schlein scomunicò come “cacicchi” per farsi eleggere segretaria e, quando lo divenne, giurò di cacciarli. Poi li ha messi tutti in lista, e buon per lei: senza i loro voti, raccattati a qualsiasi prezzo mentre lei predicava la questione morale dalla piazza di Berlinguer a Padova, non avrebbe superato il 20%. E sarebbe nei guai come Conte (che i cacicchi non li ha perché la mannaia dei due mandati li uccide nella culla). Lo stesso fa la destra, che i pacchetti di voti se li tramanda da Dc&Psi a FI alla Lega a FdI senza neppure porsi il problema, anzi: sono investimenti.

I nomi dei titolari sono arcinoti: ogni volta che una cimice o un trojan ne immortala qualcuno all’opera, i giornali fanno la lista completa con numeri e tariffe dei voti. E tutti a denunciare il sistema marcio, ad annunciare “repulisti”, a varare “codici etici” e naturalmente a citare l’intervista di Berlinguer a Scalfari del 1981, che fa fine e non impegna. Poi però c’è sempre qualche elezione alle porte e la fame di voti vince sulla sete di legalità. Soprattutto se fra gli elettori la questione morale passa di moda per stanchezza, rassegnazione, problemi più urgenti. Guardate le Europee: quasi tutti gli impresentabili vengono eletti e negli epicentri degli scandali, da Bari a Torino, da Genova al Regno delle Due Sicilie, vincono i partiti più invischiati nel voto di scambio. Chi scambia voti vota, chi si indigna sta a casa e aumenta il valore di ogni voto scambiato. È la famosa “astensione programmata”. Ma adesso gli indignati speciali per gli scandali di un mese fa se li scordano, anzi esaltano chi vince anche col voto di scambio. Che da domenica sera si chiama “radicamento sul territorio”. Tanto, come dice l’uomo della famiglia ’ndranghetista a Falcomatà, “meno votano e meglio è”. E il sindaco Pd: “Certo, appunto”.

 

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